Piu' di 200 attrazioni - piu' di 200 storie! Il Carso...tutto quello che devi assolutamente vedere e assaggiare.

(1) Prosciutto del Carso

Il prosciutto del Carso è un insaccato prodotto con coscia suina essiccata e stagionata. Le caratteristiche tecniche fondamentali che rendono unico il prosciutto del Carso, prodotto secondo la lavorazione tradizionale, e che lo differenziano dagli altri prodotti della macellazione, sono la salagione a secco e la modica quantità di sale utilizzato, che rendono il prodotto salato al punto giusto, la salagione di tutta la coscia, il fatto che di regola il prosciutto non venga affumicato, o eventualmente affumicato pochissimo, a freddo, con una durata breve (da due a tre giorni).  Il tempo di toelettatura (prestagionatura) e stagionatura contribuiscono ad ottenere il colore rosso rosato, il profumo, il gusto e la qualità della carne stagionata.
Anche la lavorazione moderna del prosciutto del Carso, in stabilimenti tecnologicamente attrezzati, con materie prime che provengono esclusivamente dal territorio carsico, è riuscita a conservare delle proprietà di aspetto, gusto e aroma e una qualità alimentare del tutto comparabili a quelle dei prodotti a lavorazione contadina.

(2) Terrano

E' un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Trieste e nella parte di Carso di quella di Gorizia. Il vino viene prodotto anche nella vicina Slovenia, nei comuni di Comeno (Sloveno: Komen) e Sežana. E' un vino rosso, secco e tranquillo, il Terrano si ottiene dal vitigno del Refosco. è un vino corposo, ad alta percentuale di estratti, fruttato, dal colore vivace e intenso che può andare dal rubino intenso al rosso violaceo. Gli acini delle uve da cui viene prodotto assomigliano alle bacche, quindi ai lamponi, al ribes, ai mirtilli. La gradazione alcolica del terrano può variare dai 9,8 ai 12 gradi. Questo vino si contraddistingue anche per un' alta concentrazione di acidi presenti nelle proporzione di sette fino a dieci grammi per litro. Grazie a un notevole contenuto di acido lattico (da due a cinque grammi per litro) e a una consistente presenza di polifenoli, il Terrano previene l' insorgenza di malattie cardiovascolari ed è un vino corposo, denso e corroborante. 

(3) Miele del Carso

Il miele del Carso si differenzia degli altri tipi di miele in Slovenia o in Friuli in quanto è più saporito e questo naturalmente è dovuto alle piante che non si trovano altrove in numero significativo come in Carso. Si tratta di salvia, ciliegio selvatico, di sommacco, santoreggia ed altre piante aromatiche. Gli apicoltori uniti nell’associazione di Sežana sono riusciti a proteggere il loro miele sotto il marchio “Kraški Med” (Miele del Carso).

(4) Žiuca (Gelatina)

Ricetta:

  • due piedi e due orecchie di maiale
    • un piede di bovino con tendini (stinco di manzo)
      • qualche grano di pepe,
        • foglie d’alloro
          • circa 10 litri d’acqua
            • sale

I piedi, le orecchie e il piede del bovino vanno messi in ammollo per un giorno o due. Aggiungere acqua, pepe, sale e mettere a lenta cottura su fuoco non troppo vivo per nove ore circa. Durante la cottura togliere con regolarità dalla žiuca la schiuma. La carne va tolta dalla pentola, separata dagli ossi e tagliata a pezzetti. Il brodo va scolato. La carne va servita nei piatti in parti uguali e coperta con il brodo di cottura. Ogni piatto va adornato con una foglia d’alloro.

(5) Gnocchi

Gnocchi di patate, rigorosamente fatti in casa e conditi con i vari tipi di sugo.

(6) Jota del  Carso

Ricetta:

  • 20 dag di faggioli
    • ½ kg di patate
      • ½ kg di carote
        • 5 dag di grasso
          • un cucchiaio d’olio

I faggioli vanno posti in ammollo per almeno un giorno, quindi cuocerli assieme alle patate sbucciate. Le carote tagliate o grattugiate vanno lessate a parte. I fagioli e le patate vanno schiacciati, conditi (con l’olio e la farina), quindi si aggiungono le carote. Alla fine si può aggiungere alla iota un cucchiaio d’aceto.

(7) Osmizza (Sloveno: Osmice)

Sull'Altopiano carsico, diviso tra Italia e Slovenia, l'osmizza (o anche osmiza; in sloveno: osmica) è un luogo dove si vendono e si consumano vini e prodotti tipici (quali uova, prosciutti, salami e formaggi) direttamente nei locali e nella cantine dei contadini che li producono. Le osmize sono tipiche di tutto l'altipiano carsico (tanto a Trieste quanto nel Litorale sloveno) e buona parte della Valle del Vipacco in Slovenia.

(8) Maratonina del Carso

La maratonina viene organizzata ogni anno a fine marzo e comprende la maratonina di 21 km, la gara familiare di 10.000 km e le corse per bambini. La maratonina percorre le vie di Sežana e continua lungo la strada asfaltata fino a Lipica, dove si passa il confine di Stato. Da Basovizza si corre verso Padriciano, Trebiciano e attraverso Orlek si ritorna a Sežana. Il percorso e quasi interamente asfaltato.

(9) La Bora del carso

La Bora è un vento catabatico, cioè di caduta e compressione adiabatica, di provenienza nord/nord-orientale, che soffia con particolare intensità specialmente verso l'Alto e Medio Adriatico. Secondo la leggenda, la Bora era una dolce ninfa abitante dei boschi carsici. Soffiava durante l'estate per portare refrigerio agli uomini che lavoravano questa dura terra. Un giorno arrivarono da lontano degli uomini bellicosi che quivi costruirono le loro dimore. Accadde che uno di essi uccise il Dio tanto amato da Bora, e la ninfa , per vendetta , si mise a soffiare gelida e con violenza inaudita. Cosi' divenne nemica degli uomini e da allora ogni inverno ci fa sentire la sua fredda rabbia.

(10) Dolina

Le doline sono le tipiche forme carsiche di superficie che caratterizzano un altipiano carsico. Sono delle depressioni chiuse che, a seconda delle caratteristiche geologiche (tipo di roccia, caratteristiche degli strati) e climatiche della zona, possono raggiungere dimensioni più o meno grandi e forme molto diverse. Sul Carso sono presenti più di 6000 doline, di cui quasi 400 con diametro maggiore di 100 m; la maggior parte si sviluppa nella zona centrale dell’altipiano, dove affiorano i calacari piu' carsificabili, come nei pressi di Monrupino dove ci sono più di 100 doline per kmq. Le profondità variano da pochi metri a circa 70 m; la più grande si trova nei pressi di Prosecco, raggiunge quasi i 600 m di diametro e supera i 60 m di profondità. Il tipo di dolina più diffuso è ‘a ciotola’ o ‘a scodella’: presenta fianchi poco inclinati ed è caratterizzata da un fondo ampio e piano formato da spessi depositi di ‘terra rossa’, un suolo argilloso di colore rossastro, particolarmente adatto per le coltivazioni. Le doline ‘a imbuto’ o ‘a pozzo’ invece hanno i fianchi più ripidi, sul fondo ci sono molti massi dovuti a crolli delle pareti, e poca terra rossa.

(11) Uvala

La vallata composta è nota con il nome croato di uvala, in quanto molto frequente nel Carso Dalmata. Si tratta di una fusione di due o più valli ad imbuto che con il tempo hanno finito coll'assumere i contorni di un'unica dolina. Si presenta come un grande avvallamento dalle pareti ripide il che la fa assomigliare ad un polje. Se ne differisce però innanzi tutto per il fondo irregolare, con rare conche di terreno fertile contorniate da protuberanze ghiaiose. Le uvale non sono considerate terreni coltivabili, in quanto la poca terra fertile è raggiungibile con estrema difficoltà attraverso queste collinette friabili ed insidiose, rimasuglio dei bordi delle varie valli ad imbuto che si sono unite. L'uvala differisce dal polje anche perché molto spesso è priva di un corso d'acqua ed è di solito “aperta”, cioè il bordo roccioso che la incornicia non è concluso.

(12) Abisso carsico

Profondo pozzo che si forma nelle aree soggette ad erosione carsica. In Friuli Venezia Giulia, sul Monte Canin, durante dei sondaggi glaciologici realizzati all'interno del progetto Criosfera a cui collabora anche il Parco Naturale delle Prealpi Giulie, è stato scoperto casualmente un abisso carsico nella parte orientale del monte, sotto la Sella Ursich. Al momento l'abisso,esplorato da un gruppo speleologico triestino, ha raggiunto la profondità di 630 m, la più grande d'Italia. Inoltre, il pozzo d'accesso lungo 495 m risulta essere la settima verticale più profonda al mondo.

(13) Polje carsico

Il polje carsico è una vasta dolina di crollo formatasi per effetto di erosione e corrosione durante un tempo lunghissimo. È delimitato tutt'attorno da un bordo roccioso ininterrotto che può raggiungere anche una certa altezza. Il fondo è piatto e molto fertile in tutta la sua estensione: non per niente in sloveno polje significa campo coltivato. Di norma vi scorre un fiume che periodicamente si ingrossa fino ad allagare tutta la vallata per poi defluire a fine stagione attraverso appositi inghiottitoi. Si tratta di buche nel terreno, tipiche proprio dei polje, che nelle stagioni piovose eruttano acqua e contribuiscono all'allagamento della valle, mentre poi, quando inizia il deflusso, le stesse buche inghiottono. Alle volte il terreno, visto il perdurare dell'acqua in superficie, viene detto anche lago carsico o lago a scomparsa. Il polje si può presentare anche asciutto, cioè privo di corso d'acqua, ma bisogna diffidarne: le alluvioni invece che annuali, si possono ripresentare a distanza di decine di anni. Certo in questi casi il polje assomiglia di più ad un'uvala o ad una dolina asciutta, e solo una fatidica alluvione ne stabilisce con sicurezza la vera origine.

(14) Terra rossa

Questo nome, che rimane invariato nelle diverse lingue, ha ormai un significato convenzionale preciso in geologia e pedologia. Con esso si suole indicare non qualsiasi terra di tinta rossa, bensì quella particolare terra di colore rosso sangue o rosso mattone acceso, che si trova comunemente sulle superficie delle rocce calcaree da lungo tempo esposte nelle regioni temperato-calde, e in particolare nei paesi circummediterranei. Il nome è stato preso dal linguaggio popolare dell'Istria e del Carso triestino, dove i depositi di terra rossa raccolti specialmente nelle doline e in genere nelle cavità, fessure e anfrattuosità del calcare intensamente carsico, sono stati da maggior tempo oggetto di studio. La terra rossa si presenta fisicamente come un terreno argilloso (o meglio pseudo-argilloso), che con l'acqua si fa viscido e dotato di un notevole grado di plasticità.

(15) Fori carsici

Cavità tubolari di dimensioni variabili spesso allineate lungo piccole fratture. Hanno un fondo piatto e una dimensione da centimetrica a metrica (poco piu' di un metro).

(16) Rillenkarren=scannellature

Solchi piccoli e poco profondi, spesso paralleli e separati da creste acutissime, legati all'azione di scorrimento e dissoluzione da parte di filetti d'acqua piovana.

(17) Rinnenkarren=solchi a doccia

Solchi rettilinei o meandriformi, profondi qualche centimetro e lunghi anche parecchi metri.

(18) Kluftkarren=solchi a crepaccio

Solchi larghi e profondi anche parecchi decimetri, originati ed influenzati da fratture più marcate della superficie.

(19) Le ghiacciaie

(o “jazere” in dialetto) profonde fosse scavate nel terreno e rivestite da pietre carsiche. D'inverno l'acqua ghiacciava negli stagni: il ghiaccio veniva tagliato con appositi strumenti e quindi, ricoperto da strati di assi di legno, foglie e paglia, riposto nelle “jazere” dove la bassa temperatura ne permetteva la conservazione. Il ghiaccio veniva poi prelevato e venduto a Trieste.

(20) Casa carsica

Caratterizzata da un cortile chiuso che riunisce al suo interno gli ambienti abitativi e le pertinenze agricole. Tipico l'uso della pietra sia per la costruzione che per motivi ornamentali: tetto a lastre di pietra, grande camino in pietra, stipiti in pietra, pozzo in pietra, portale in pietra, muro di pietra a protezione della casa e del cortile.

(21) Sommaco o Sommacco

Subito dopo il primo freddo d'autunno, per merito del Sommacco ampie zone del Carso si tingono di colori che variano dal giallo oro al rosso brillante al porpora, e che paiono talvolta vere e proprie fiammate nel paesaggio della landa carsica. Il  Sommacco e' un caratteristico arbusto il cui nome scientifico è Cotinus coggygria Scop. o Rhus cotinus L., ma che è anche noto come Scotano o con il suggestivo nome di "albero di nebbia" (nome dovuto alle infruttescenze, vistosamente piumate, e che paiono quasi sbuffi di fumo). Pare che il nome di Rhus, e Rhous in greco, derivi dalla parola celtica rhud (rosso). Non è da confondersi con il "Sommaco velenoso" (Rhus Toxicodendron). Il Sommaco nostrano non è certamente edibile, ma neppure velenoso come il Rhus Toxicodendron.

(22) Ginepro

Arbusto spinoso sempreverde appartenente alla famiglia delle Cupressacee che cresce in luoghi aridi, incolti o boschivi fino ad altezze di 1.500 metri, con alcune sottospecie adattate alle alte quote, dalle caratteristiche bacche aromatiche di colore blu. Le foglie, aghiformi e pungenti, sono verticillate a 3, di colore bianco-bluastro o verde-grigiastro. La coltivazione del ginepro richiede clima temperato, dalle frequenti precipitazioni estive, esposizione in pieno sole o mezz’ombra e suolo ricco ma sabbioso o carsico. Per giungere a maturazione le bacche di ginepro hanno bisogno di circa tre anni: è per questo che sulla stessa pianta si possono trovare bacche verdi immature e bacche nero-bluastre ormai mature.

(23) Ciliegio canino

Si incontra frequentemente nei boschi sia collinari che montani, sui pendii rocciosi asciutti e calcarei fino a 1500 mt di altitudine. Pianta amante della luce è legata ad ambienti caldi ed è diffusa in tutta l’Europa centro meridionale, nei Balcani fino all’Asia minore; appartiene alla famiglia delle rosacee, grande ed importante, estesa in tutto il mondo, comprende 3200 specie vegetali in Europa. Il Ciliegio Canino matura nei mesi di giugno-luglio sviluppando una gran quantità di ciliegie piuttosto aspre ma gradite agli animali selvatici. In generale non è molto longeva ma a volte alcuni esemplari dall’aspetto vetusto e dal tronco ritorto caratterizzano l’ambiente circostante di un’aria antica e selvaggia. Il legno bruno giallastro è usato per lavori a tornio, per bastoni, manici, scatole e pipe che mantengono un gradevole aroma; infatti legno e corteccia sono profumati perché contengono “curarina”, sostanza usata come aromatizzante per il tabacco.

(24) Corniolo

Il nome generico Cornus deriva dal latino "cornu" che significa corno e questa denominazione sta forse ad indicare la durezza del legno del Corniolo. Il genere comprende circa una cinquantina di specie delle quali soltanto due, il Corniolo (Cornus mas L.) e la Sanguinella (C. sanguinea L.) crescono spontanee nella flora italiana e in gran parte in quella europea. Vagando per il Carso, quando i primi tepori della primavera non hanno ancora fatto risvegliare la natura, è facile imbattersi in un arbusto o alberello coi rami verdastri o grigiastri coperti da fiorellini gialli in ombrelle semplici sessili che sono nati prima dello sviluppo delle foglie.

(25) Il Tiglio

Sono alberi di notevoli dimensioni, molto longevi (arrivano fino a 250 anni), dall'apparato radicale espanso, profondo. Possiedono tronco robusto, alla cui base si sviluppano frequentemente numerosi polloni, e chioma larga, ramosa e tondeggiante. La corteccia dapprima liscia presenta nel tempo screpolature longitudinali. Ha foglie alterne, asimmetriche, picciolate con base cordata e acute all'apice, dal margine variamente seghettato. I fiori, ermafroditi, odorosi, hanno un calice di 5 sepali e una corolla con 5 petali di colore giallognolo, stami numerosi e saldati alla base a formare numerosi ciuffetti; il pistillo è unico con ovario supero pentaloculare; sono riuniti a gruppi di 3 (o anche 2-5) in infiorescenze dai lunghi peduncoli dette antele (cioè infiorescenze in cui i peduncoli fiorali laterali sono più lunghi di quelli centrali).

(26) Abete rosso

E' alto fino a 60 metri, con tronco diritto e chioma conica relativamente stretta. Il portamento può comunque differenziarsi in base all'altitudine, essendo questa una specie caratterizzata da un certo polimorfismo: la chioma, infatti, può assumere una forma più espansa alle quote alpine più basse, mentre tende a divenire più stretta a quote maggiori (per contenere i danni provocati dalla neve).

(27) Sesana

Sesana (in sloveno Sežana) è un comune di 12.959abitanti della slovenia sud-occidentale, posto nel cuore del Carso. Il capoluogo comunale conta 5.531 abitanti. Si tratta di un comune confinante direttamente con l'Italia (a cui appartenne dal 1920 fino al 1947) attraverso il valico di Fernetti nel comune di Monrupino (TS) e quello di Basovizza nel comune di Trieste. Le attività industriali più importanti della zona sono nel comparto della fabbrica degli insaccati, degli adesivi e dei prodotti edili. Attività altrettanto importanti, oltre all'agricoltura ancora molto diffusa, sono quelle collegate al turismo, con la presenza nel territorio comunale di vari casinò, tra cui il Casino' Astraea a Lipizza (sloveno: Lipica). Quest'ultima località è importante e conosciuta soprattutto per l'allevamento dei cavalli, da cui hanno preso nome i famosi cavalli Lipizzani e per le scuderie risalenti al periodo asburgico.

(28) Sentiero Srečko Kosovel

Di fronte all’edificio della vecchia scuola elementare ha inizio il Sentiero di Srečko Kosovel da Sežana a Tomaj, dove si trova la casa natale del poeta, passando per Šmarje, in cui si può ammirare una tipica casa carsica e la Chiesa della Madonna, e Križ con la chiesa in pietra risalente a 500 anni fa, ricoperta di lastre di calcare e costruita in stile gotico.

 

(29) Stanza ricordo di Srečko Kosovel

È stata allestita nell’abitazione del professor Anton Kosovel in cui sono nati tutti i figli della famiglia Kosovel, ultimo tra questi il poeta Srečko. Il piacevole sottofondo musicale ci accompagna nell’ascolto delle sue poesie e nella visione delle diapositive che ritraggono scene carsiche. Vi sono esposte foto di Srečko Kosovel, poesie manoscritte e le raccolte pubblicate postume, oltre alle opere di altri autori nati o attivi a Sežana.

(30) Parco Botanico di Sesana

Il parco si trova nella zona nord-occidentale di Sežana ed è considerato un monumento botanico. L’importanza della cittadina e la posizione geografica attirarono l’attenzione della famiglia di commercianti triestini Scaramanga che vi costruirono la loro residenza estiva. Tra il 1848 e il 1880 acquistarono dai contadini del luogo il terreno che costituisce il parco botanico odierno, al tempo considerato uno dei parchi più belli della monarchia austro-ungarica. La maggior parte delle piante, provenienti da tutto il mondo, si è conservata fino ad oggi, pertanto vale la pena visitarlo. Il palmario, utilizzato per lo svernamento delle piante più sensibili al freddo, è stato costruito nel 1890. A partire dal 1948 i gestori del parco hanno arricchito la collezione di latifoglie, conifere e arbusti con nuove piante, accrescendo anche la raccolta del palmario con specie vegetali provenienti da zone aride, subtropicali e tropicali. Nella sala multimediale si può assistere a una visita virtuale del parco. È possibile inoltre visitare il Museo e la galleria di scienze naturali, composta da tre mostre fotografiche e da tre collezioni museali.

(31) Sentiero didattico boschivo di Tabor

Il sentiero è rivolto non soltanto alla scoperta della natura e alla ricreazione, ma anche alla storia del luogo, poiché il monte Tabor ha avuto nei secoli ruoli diversi. Dedicato ai ragazzi delle scuole e agli amanti del tempo libero. Il percorso si snoda lungo 2900 m e richiede una passeggiata di un’ora, ma se accompagnati dalle esperte guardie forestali può durare anche diverse ore.

 

(32) ''Furmanske poti'' - Percorso dei carrettieri attraverso Sežana

Sežana fu un vero punto d’incontro per i carrettieri, o “furmani” (sloveno), che avevano un ruolo particolare nei commerci lungo la »via dell'imperatore«. Con i loro pesanti carri trasportavano prodotti agricoli e merci varie alla città e al porto di Trieste e viceversa. Lungo la strada spuntarono numerose locande, nei pressi di pendii o discese, per far risposare i cavalli e i “furmani”. Tra le locande più famose: quella dei magnati di Sežana Pollay che avevano sposato una delle figlie ad un membro della famiglia Mahorčič. Da qui prende origine la trattoria Mahorčič. Sull’altro lato della strada si trovava la locanda “Pri vagi” (Alla Pesa), chiamata poi “Pri Šmucu”, che esiste ancora oggi.

(33) Collezione museale Fabris

La collezione privata di oggetti antichi (armi, uniformi, fotografie, utensili domestici, attrezzi agricoli, documenti) ci porta indietro nel tempo e ci offre l’occasione per riflettere sullo stile di vita dei nostri antenati e sull'uso di questi oggetti in passato.

(34) Sentiero didattico cittadino del patrimonio naturale e culturale di Sežana

Per chi desidera conoscere la cittadina, con l’illustrazione del patrimonio naturale e culturale sviluppatosi e modificatosi nel tempo. Lungo il percorso si incontrano 50 specie arboree diverse e 30 monumenti di interesse storico. Il sentiero si snoda su un percorso di 4,8 km e richiede un’ora e mezza di passeggiata.

(35) Vinakras - cantina vinicola di Sežana

La cantina - enoteca è stata costruita dalla famiglia Pollay. Sul portale d’ingresso è riportata la data 1861. La particolarità della cantina è che è stata scolpita nella roccia viva: le pareti laterali sono naturali e il soffitto si trova da 1,5 m a 2 m sotto terra. Inizialmente l’enoteca era adibita a magazzino per gli insaccati e il vino. Le ripide scale in arenile, che conducono alla cantina, lasciano intendere di essere state calpestate da molte scarpe. In fondo alla sala c’è un ampio focolare. L’enoteca funge da centro di degustazione e di vendita. La cantina è da visitare, in quanto esempio di antica architettura artigianale.

(36) Speleoterapia (Ospedale di Sežana)

Tipo di cura climatica, con sedute di permanenza di pazienti affetti da asma bronchiale o da bronchite cronica ostruttiva nelle cavità carsiche ipogee.

(37) Cimitero militare (Sežana)

Risalente alla prima guerra mondiale (1915-1917), si trova nei pressi del cimitero cittadino (all'inizio della città).

 

(38) Lipizza

Lipizza (in sloveno Lipica) è un paese sloveno nel gruppo montuoso del Carso, compreso nel comune di Sežana, situato a pochi chilometri dal confine con l'Italia, nei pressi di Basovizza, frazione di Trieste. Il nome deriva dallo sloveno lipa (tiglio) con l'aggiunta di un suffisso diminutivo. La vegetazione del luogo è formata infatti da tigli e querce. Il luogo è noto per essere sede dell'allevamento equino che nel periodo asburgico ha dato origine ai cavalli lipizzani. L'allevamento, che è attivo ancor oggi, ha avuto inizio nel 1580, quando l'arciduca Carlo acquistò un grande latifondo dal vescovo di Trieste, proprio per iniziare l'allevamento. Lipizza oggi è una località turistica. Oltre alle attività legate all'allevamento ed alle scuderie (maneggio, corsi di equitazione e di dressage, escursioni a cavallo, esibizioni di dressage, visita alle scuderie, giri in carrozza), conta infatti hotel, ristorante, casino', piscina, campi da golf e da tennis, parco giochi per bambini, minigolf, una galleria d'arte ed altre attrezzature turistiche. Nelle vicinanze di Lipizza è visitabile anche la Grotta di Corgnale (in sloveno: Grotta di Vilenica).

(39) Scuderia di Lipizza

La scuderia di Lipizza, la quale ricca storia risale all'anno 1580, e la culla di tutti i cavalli Lipizzani del mondo ed e uno dei monumenti storici e culturali piu belli della Slovenia. Da secoli sviluppa i modi piu tradizionali di addestramento e selezione di cavalli di pura razza. Negli anni '60 e stata fondata la scuola di equitazione che ancora oggi partecipa con gran successo alle manifestazioni equestri di tutto il mondo.

(40) Cavallo Lipizzano

Nato per trainare carrozze imperiali, il Lipizzano fu utilizzato anche nell'esercito ed è proprio durante l'impiego in guerra che dimostrò grande facilità nell'apprendimento delle figure di difesa o di attacco, le stesse che in seguito furono sviluppate e perfezionate dalla Scuola Spagnola di Vienna e che sono divenute note come "arie alte". La fama di questi cavalli bianchi risale ai tempi dei Greci. Le prime documentazioni certe su questa razza risalgono al 1580, quando l'arciduca austriaco Carlo II acquistò dall'arcivescovo di Trieste il villaggio di Lipizza e i terreni circostanti con lo scopo di creare un allevamento per fornire alla corte cavalli idonei alle carrozze e alla sella. Furono importate fattrici italiane da Verona, dal Polesine e da Aquileia e i primi stalloni spagnoli, cui ne seguirono altri sette. Successivamente furono introdotte anche linee di sangue Napoletano, Kladruber e Frederiksborg. Il 1781 segnò la fine della pace per i bianchi cavalli di Lipizza: le guerre napoleoniche costrinsero tutto il contingente dell'allevamento a una marcia forzata di 40 giorni verso Stuhlweissenburg. Dopo i danni del terremoto del 1802, che devastò edifici e scuderie, i cavalli e il personale dovettero fuggire ancora due volte di fronte all'avanzata dei Francesi: nel 1805 e nel 1809. Quando nel 1815 i Lipizzani ritornarono a Lipizza non erano più i cavalli sani e resistenti di un tempo. Fu Francesco Giuseppe a dare un nuovo impulso alla razza, con la costruzioni di nuovi edifici e scuderie, e fatto molto importante, immettendo sangue Arabo. Non fu un'impresa facile perché si trattò di recuperare le sei linee determinanti nella formazione del Lipizzano: linea PLUTO (stallone grigio danese) , linea CONVERSANO (stallone morello di origine napoletana), linea NEAPOLITANO (stallone baio originario di Napoli), linea FAVORY (stallone baio cecoslovacco), linea MAESTOSO (stallone grigio nato in Cecoslovacchia), linea SIGLAVY (arabo grigio). Altrettanto importanti sono le linee delle fattrici: 18 ceppi più un diciannovesimo introdotto a Lipizza dopo il 1947 (fattrice araba Rebecca). CARATTERE: volenteroso, obbediente, docile e vivace. MORFOLOGIA: il mantello è generalmente grigio, raramente baio, sauro, morello e roano (tutti i grigi nascono morelli e cambiano il colore dopo il quarto anno di vita). La testa è di media grandezza, piuttosto allungata, con profilo generalmente rettilineo. Il collo, di lunghezza media è ben attaccato, arcuato e ornato da una criniera fitta e setosa. Il garrese è poco rilevato, ma largo e ben muscolato. La groppa è ampia, muscolosa e arrotondata. La coda è stupendamente portata, con attaccatura alta e crini lunghi e fini. Gli arti sono forti e resistenti con stinchi anch'essi corti, i piedi sono forti e ben conformati, non troppo grandi. ATTITUDINE: sella (dressage e Alta Scuola), tiro leggero, tiro medio e lavori agricoli.

(41) Lipikum (museo del cavallo Lipizzano)

Il centro culturale LipikumeE' stato inaugurato nel 2011. E' stato progettato secondo gli standard museali più moderni e offre un percorso interattivo che spiega e racconta la storia e le curiosità del magico mondo dei cavalli lipizzani. Questo museo coinvolge direttamente il visitatore  attraverso proiezioni, esperienze tattili, colori, suoni, contenuti multimediali e interattivi, la riproduzione a grandezza naturale di un lipizzano e molte altre idee che danno al museo un’ulteriore giocosità nello scoprire la ricchissima storia di questi nobili cavalli. si trova a Lipizza, all'interno delle scuderie.

(42) Galleria di Avgusto Černigoj

Avgusto Černigoj era un'artista del Carsico-litoraneo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte slovena. La sua vita e il lavoro sono stati pesantemente collegati con la storia della regione Carsico-litoranea. Nella sua galleria ci sono oltre 1400 lavori del celebre artista.

(43) Museo delle carrozze

All'interno di uno degli edifici piu' antichi delle scuderie, di cui si e' conservato il tetto originale (1856), troviamo il museo delle carrozze dal 1870 a oggi.

(44) La notte dei musei

Una notte per vivere la magia dell'arte. Questa viene organizzata ogni anno, il terzo sabato del mese di giugno dalle ore 18 alle ore 24. Libera entrata nei musei.

(45) Concorso internazionale di Attacchi

E' uno dei concorsi ippici più attraenti in Slovenia. Questo concorso si svolge ogni anno nei mesi estivi.

 

 

(46) Dolina della Madonna di Lourdes

Tra il 1848 e il 1875 l’Equile di Lipica fu gestito da Karel Grunn. A causa di una grave malattia egli si rifugiò in cerca di effetti benefici in una valle carsica, in cui rimase per giorni interi, circondato da alberi altissimi, finché guarì. Per grazia ricevuta fece costruire una cappella scolpita nella parete naturale, con all’interno la statua della Madonna. Curò la valle con percorsi e piantò i fiori.  La valle divenne così un piccolo santuario. Ci sono state numerose guarigioni miracolose. Fino alla II guerra mondiale le persone, principalmente di Trieste, pellegrinavano di massa in questo luogo miracoloso.

(47) Monte Cocusso - 674m (in sloveno: Kokoška)

Nei pressi di Lipica si erge il monte Kokoška. Al rifugio sulla cima si accede lungo il sentiero marcato (1-1,5 h) o lungo il percorso nel bosco fino al parcheggio presso il valico confinario di Lipica (5 km). Dalla cima si può ammirare nelle giornate limpide il Triglav e i monti circostanti, le Dolomiti e le vette carsiche (Nanos, Vremščica, Slavnik), la costa con l'entroterra e le città vicine (Capodistria, Pirano, Isola, Trieste, Udine, Venezia). Il rifugio in cima è aperto venerdì dalle 15h alle 20h, sabato, domenica e festivi dalle 8h alle 20h.

(48) Corganle (in sloveno: Lokev)

E' un centro abitato del comune di Sežana, nel Carso sloveno, situato a pochi chilometri dal confine italo-sloveno nei pressi di Trieste. Nel corso dei secoli il nome del paese si riscontra in varie forme: Coronal, Cornial o Corniale e Corgnale, utilizzate anche nelle fonti in lingua tedesca, assieme a Dorf Kornial e ai toponimi del XVI secolo Hülben (1574) e Kornhalle (ossia "deposito di grano", ma pure evidente traslitterazione di Corniale). In un documento del 1304, relativo ad una riunione in cui era presente l'allora vescovo di Trieste Rodolfo Pedrazzani, l'abitato viene citato come Villa Chorgnalis. Nella seconda metà del '500 compaiono i toponimi sloveni Lokow e Loqua. A partire dal 1872 è utilizzato per qualche tempo il nome Lokva (che affianca e precede Corniale/Cornial, utilizzato fino a quell'anno), che dal 1878 si consolida definitivamente in Lokev. Dal 1918 fino al 1947, sotto la sovranità italiana, Corgnale rimane l'unica denominazione ufficiale del paese. Col passaggio alla sovranità jugoslava dopo la seconda guerra mondiale, unico nome ufficiale diviene Lokev.

(49) Grotta di Corgnale (in sloveno: Villenica)

La grotta Vilenica presso Lokev è stata la prima cavità naturale in Europa a essere attrezzata per le visite turistiche. Fino alla metà del XIX secolo fu considerata la più bella, grande e visitata grotta del Carso. Le visite turistiche sono documentate fin dal 1633, quando il proprietario conte Petazzi la diede in amministrazione alla parrocchia di Lokev. In passato la grotta ha alimentato l'immaginazione dei visitatori, tanto che gli abitanti del posto pensavano che fosse abitata da fate, da cui il nome Vilenica, grotta delle fate (in sloveno “vile” significa appunto fate). "Vilenica" è anche il nome del premio letterario internazionale, che viene conferito annualmente proprio all'interno della grotta, nel Salone delle danze.

(50) L'Emporio Fabiani

L’emporio Fabiani ha operato ininterrottamente dal 1869 al 1948, gestito da 5 diversi proprietari, il primo dei quali – il fondatore del negozio – era Jakob Fabiani. Nel museo sono esposti vari oggetti di quest’antica bottega tradizionale che vendeva merce mista, come ad esempio cavalletti per le caramelle, semi, lucido da scarpe, cosmetici, petrolio, attrezzi per sarte, prodotti del tabacco, spezie, detersivi, saponi, caffé, colori.

(51) Museo militare Tabor

Lokev (Corgnale) è un autentico villaggio carsico, la cui attrazione principale è la rocca costruita nel 1487 contro le invasioni ottomane. Questa fortezza in pietra, dalla forma robusta e cilindrica, era composta inizialmente da un ingresso rialzato e da strette feritoie. Il cornicione è sporgente e il tetto conico, ma alcuni studiosi sostengono che all’inizio questo tipo di torri erano prive di tetto e che la struttura interna era generalmente di legno. Il “Tabor” venne utilizzato in seguito con diverse funzioni: magazzino per il fieno, scuola elementare, sala riunioni. Oggi ospita un museo militare – la più grande collezione privata della Slovenia, inserita nel Guinnes dei primati. Il collezionista Srečko Rože ha raccolto all'incirca 160.000 pezzi, legati soprattutto alla storia militare. Sono esposti reperti austro-ungarici e italiani provenienti dal fronte isontino della prima guerra mondiale e oggetti nazifascisti e partigiani, ritrovati nell'area del Carso e di Brkini dopo la seconda guerra mondiale. Il museo vanta anche una raccolta di oggetti di interesse archeologico, etnologico e di storia locale.

(52) Prosciuttificio di Lokev

E' il prosciuttificio piu' antico del Carso.

(53) Divaccia (in sloveno Divača)

E' un comune di 3.889 abitanti della Slovenia sud-occidentale. Sul territorio comunale sono situate le Grotte di san Canziano, una delle maggiori attrazioni turistiche slovene e uno dei maggiori esempi di fenomeni carsici studiati a fondo dai maggiori geologi del mondo.

(54) Casa Škratelj e museo di Ita Rina

La casa rurale di Škratelj, risalente al XVII secolo e considerata la più antica casa carsica conservatasi. In passato ospitava una locanda e ampi fabbricati agricoli, dove si fermavano i carrettieri (“furmani”) per far riposare gli animali. Oggi all’interno si può visitare la mostra permanente dedicata alla prima stella del cinema sloveno Ita Rina, nata nel 1907 a Divača e affermatasi nel cinema europeo e mondiale negli anni 1920-1930.

 

(55) Dolina Risnik

La Dolina Risnik è una imponente Dolina carsica di crollo nei pressi del centro abitato di Divaccia. Misura tra i 400m e i 500m di larghezza per una profondità di circa 70m. La genesi di questo tipo di dolina è dovuta ad un collasso della massa rocciosa sottostante dovuto, probabilmente, al crollo a sua volta di una caverna sotterranea o di una galleria percorsa da un fiume sotterraneo. Nella fattispecie, si ipotizza che sia il Timavo a fluire sotto la Dolina Risnik. A supportare questa tesi e' la presenza, nelle vicinanze, delle famose Grotte di San Canziano, nelle quali il Timavo si inabissa, per poi ricomparire sul fondo del vicino Abisso dei serpento (in sloveno: Kačna jama) e proseguire il suo corso sotto l'altopiano carsico triestino per sgorgare infine nei pressi di Duino sotto forma di risorgiva.

(56) La grotta di Divaccia

La grotta di Divača si estende su una superficie di 700 metri per oltre 1500 metri di sentieri. Durante la visita si scende fino a 76 m di profondità. Al suo interno i visitatori possono ammirare l’incredibile patrimonio ipogeo del Carso di Divača: stalagmiti, concrezioni calcaree, cipressi, numerose cortine e candele. La sua peculiarità è la Zakladnica (Stanza del tesoro) con gli innumerevoli drappeggi bianchi e rossi, le propaggini elettitiche e gli spettacolari cristalli. Le visite alla grotta si effettuano accompagnati da guide al lume delle torce elettriche. Si raccomandano calzature da montagna. La visita dura circa un’ora e mezza.

(57) Museo etnologico ''Grgurjevi''

Il museo si trova a Brestovica pri Povirju, un piccolo villaggio carsico di 15 case. Jože e Danica Stojkovič hanno allestito un'esposizione di oltre 476 oggetti utilizzati nei secoli passati dai loro antenati. Saranno lieti di raccontarvi come vivevano in passato gli abitanti del Carso.

(58) Il sentiero dei lavoratori della pietra - Casali di Dol (in sloveno Dol pri Vogljah)

E' un paese della Slovenia, frazione del comune di Sežana. La località si trova a 316.6 metri s.l.m., a 6.6 kilometri a nordovest del capoluogo comunale ed a 500 metri dal confine italiano. Nei pressi del paese vi è l’ex stazione di Monrupino della Ferrovia Transalpina.

(59) Strada del vino del Carso

La Strada del Vino del Carso coinvolge 123 produttori di vari tipi di vino del Carso: dai vini rossi Terrano e Cabernet Sauvignon ai vini bianchi Malvasia, Sauvignon, Chardonnay, Vitovska Grganja. Si può partire da Sežana o da Štanjel. A Sežana si arriva prendendo la strada principale Lubiana-Trieste o l’autostrada, mentre per arrivare a Štanjel si prende la strada regionale (Nova Gorica-Sežana).
La Strada attraversa la parte vitivinicola del Carso in Slovenia ed è divisa in due tratti. Il primo va da Sežana, attraverso Šmarje, Križ e Tomaj fino a Dutovlje proseguendo poi verso Komen e Kostanjevica sul Carso. Il secondo tratto parte invece da Štorje attraverso Kazlje, Dobravlje e Ponikve fino a Dutovlje proseguendo poi fino a Štanjel. Il percorso ci conduce attraverso Avber dove si può ammirare la chiesa di San Nicola con gli affreschi di Tone Kralj.

(60) S. Daniele del Carso (in sloveno:Štanjel)

Attraversando il Carso sloveno la nostra attenzione viene catturata da un villaggio fortificato sulla cima di una collina a nordovest dell’altipiano carsico. Si tratta del borgo di Štanjel (S.Daniele del Carso), uno dei villaggi più antichi e suggestivi del Carso. Grazie alla sua posizione strategica e geografica, il paese ha rivestito gran importanza fin dalla prima età del ferro. L’abitato si sviluppò in seguito in epoca romanica. Le strette vie sfociano in piccole piazzette al centro delle quali spiccano pozzi in pietra. Le case in pietra sono arricchite da preziosi dettagli scolpiti artigianalmente. Molti elementi gotici testimoniano che l’abitato a quell’epoca aveva già assunto le dimensioni odierne.
I resti più antichi del castello risalgono al medioevo, ma l’aspetto attuale è opera dei conti Cobenzl che alla fine del XVII secolo scelsero come tomba di famiglia la chiesa di San Daniele, costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVII secolo. Nel ‘400 venne costruita fuori dall’abitato su una collina poco distante la chiesetta sepolcrale di San Gregorio, in cui è sepolto l’architetto Max Fabiani. A causa delle invasioni turche, Štanjel venne circondata alla fine del XV secolo da mura che cinsero le case, la chiesa e il castello. Quando la minaccia cessò le case e una parte del castello vennero appoggiate per ragioni di spazio alle mura e alle torrette di difesa. La prima casa fuori dal villaggio fortificato venne costruita appena a metà del XIX secolo. Štanjel ha subito molti danni durante la seconda guerra mondiale.

(61) Il giardino dei Ferrari (Štanjel)

Il Giardino dei Ferrari fu costruito su progetto di Max Fabiani nel primo dopoguerra come parte di Villa Ferrari. La tenuta era di proprietà del medico triestino Enrico Ferrari, il quale desiderava costruire a Štanjel una villa di campagna e un sanatorio per malati polmonari. L’elemento più caratteristico del giardino è rappresentato dalla piscina ovale in stile secessione con isolotto, alimentata attraverso un complesso sistema idraulico.

(62) La casa romanica di Štanjel

“La casa romanica”, posta alla confluenza di tre strade poco sopra la chiesa, con le tipiche scanalature e il pozzo in pietra. All’interno della casa, detta anche casa carsica, c’è un’esposizione etnologica.

 

(63) La Torre di Kobdilj (Torre delle porte)

Un tempo parte della villa Ferrari, ospita oggi una galleria d’arte con esposizioni temporanee e vendita di souvenir.

 

(64) Chiesa di San Daniele

La Chiesa di San Daniele fu costruita a metà del 15° secolo e rappresenta uno dei monumenti chiave dell’architettura gotica sul Carso. Assunse l’aspetto barocco attuale nel 17° e 18° secolo. Nel 1609 alla chiesa fu aggiunto il campanile dalla cupola a limone, che conferisce alla linea del villaggio il suo caratteristico aspetto.

 

(65) La via Fabiani attorno a Štanjel

Nel 2001 fu realizzata, con l'aiuto dell'Unione Europea, la via Fabiani, una passeggiata panoramica che si snoda tra le vie del villaggio fino ai boschi del circondario. Una rete di percorsi turistici da Kobdilj a Štanjel che collega i monumenti e i beni naturali e culturali dei due villaggi. A metà strada tra i due paesi, sopra il cimitero militare, il visitatore può riposarsi sulle panchine di Fabiani.

(66) La case natale di Max Fabiani - tenuta agricola dei Fabiani, Cobidil 39

Maximilian Fabiani, meglio conosciuto come Max Fabiani (Cobidil, 29.4.1865 - Gorizia, 18.8.1962). È considerato uno dei fondatori dell’architettura e dell’urbanistica slovena nonché un importante esponente della secessione viennese. Lasciò la propria impronta in numerose città centroeuropee, tra cui principalmente Vienna, Trieste e Lubiana. Tra il 1935 e il 1945 fu sindaco di Štanjel. Dodicesimo di quattordici figli nacque a Cobidil, piccola località nei pressi di San Daniele del Carso, figlio di Antonio Fabiani, latifondista di Paularo, di ascendenza bergamasca e da Charlotte von Kofler, aristocratica triestina di origini tirolesi. Fu educato in un ambiente perfettamente trilingue: oltre all'italiano, usata in famiglia, apprese e padroneggiò perfettamente anche lo sloveno e il tedesco. lingue d'uso prevalente nel suo ambito sociale e negli studi. La villa dei Fabiani si trova a Cobidil al numero civico 39. L'inizio della sua costruzione risale al 1792, ma solo piu' tardi venne terminata da Max Fabiani.

(67) Il gelso dei Fabiani

Albero secolare (300 anni). E' stato anche il titolo di un libro "Il gelso dei Fabiani" di Renato Ferrari (1975).

 

(68) Cobidil (in sloveno: Kobdilj)

Kobdilj é un insediamento sul bordo nord-orientale del Carso di Komen, nei pressi di Štanjel, un borgo medievale. La maggiore impronta sulla storia locale è stata lasciata dalla famiglia Fabiani, che è documentata qui giá dal 17. secolo.


(69) Galleria  d'arte e giardino ''sotto il castagno'' (in sloveno: pod kostanji)

Si trova a Kobdilj. Nella galleria sono esposti i lavori di Btitte Hoschele (pittura acrilica, collage con materiali naturali, grafiche e acquarelli). Nel giardino si trovano numerose specie di rose e cespugli.


(70) Kobjeglava

La comunità di Kobjeglava è costituita da due villaggi: Kobjeglava, il villaggio che si trova sulla parte orientale del altopiano e Tupelče, un piccolo villaggio che si estende appena dietro Kobjeglava in direzione Komen. Secondo l'interpretazione popolare, il nome del villaggio Kobjeglava é associato al nome della vetta più alta del villaggio, chiamata Kop, che era a capo delle altre due cime, da qui »Kop é la testa«-Kobjeglava. Invece secondo un'altra interpretazione  il nome é associato alle stalle per cavalli e cavalle, da cui il nome »testa della cavalla«.

(71) Tomadio (in sloveno:Tomaj)

Tomadio è un paese della Slovenia, che si trova sull'altopiano carsico, frazione del comune di Sežana. La località è situata a 6,6 km a nord del capoluogo comunale e a 7,2 km dall'Italia. La chiesa parrocchiale è dedicata ai santi Pietro e Paolo ed è compresa nella diocesi di Capodistria. Presso il locale cimitero è presente una seconda chiesa dedicata alla Vergine Maria. A Tomadio visse la propria infanzia il poeta sloveno Srečko Kosovel.

 

(72) Casa dei Kosovel (Tomadio)

Nella casa dei Kosovel (costruita nel 1925) il poeta Srečko ha trascorso gran parte della sua infanzia, trovandovi poi anche la morte a soli 22 anni. Il cimitero, in cui sono sepolti quasi tutti i membri della sua famiglia, viene visitato ogni anno da migliaia di persone per rendere omaggio al grande poeta sloveno.

(73) Chiesa di San Pietro e Paolo

Costruita ne 1446 la chiesa è stata affrescata da Tone Kralj. 

 

(74) Duttogliano (in sloveno: Dutovlje)

E' una località della Slovenia, frazione del comune di Sežana. Il centro è situato sul Carso a 313,2 metri s.l.m. ed a 6 km circa dal confine italiano di Monrupino. La località è famosa per il centro vitivinicolo specializzato nella produzione del vino Terrano, grazie alla Terra rossa di cui è composto il terreno. Nei pressi del centro abitato vi è un cimitero militare della prima guerra mondiale. La chiesa parrocchiale è dedicata a San Giorgio (Sv. Jurij).

(75) Il giardino di Pepa (Duttogliano)

E' un tipico cortile carsico con giardino roccioso, piante perenni e elementi dell'architettura rurale. Il giardino di Pepa ha vinto due premi prestigiosi:

  1. Hampton Court Flower Show:   Primo premio nella categoria dei piccoli giardini 
  2. Chelsea Flower Show: Medaglia d'argento dorato nella categoria dei giardini artigianali.

 

(76) La strada del Terrano

Si sviluppa a Dutovlje. E' un itinerario circolare, lungo 7 km con 26 punti di interesse (cimiteri militari, chiese, piazze, agriturismi, resti in pietra...)

 

 

 

(77) La Festa del Terrano e del prosciutto

Ogni estate, da 42 anni il paesino carsico di Dutovlje, che dista soli 15 km da Trieste, fa da cornice alla “Festa del terrano e prosciutto”, che sono due prodotti tipici enogastronomici, con i quali il Carso e la Slovenia in generale si possono sicuramente vantare. Gli inverni miti e i venti, che soffiano sulla natura incontaminata del paesaggio carsico sono due fenomeni naturali, che sono essenziali per la produzione del miglior prosciutto. I produttori aggiungono solo un pizzico di sale, che viene dal mare vicino e in fine gli danno tutto il tempo, che gli serve per maturare. Il terrano poi, è un vino DOC, di colore rubino intenso e dal aroma, che assomiglia a quello dei frutti di bosco. Il vino viene prodotto dalla vite di refosco, che però deve crescere esclusivamente nella terra rossa, che si trova solo in aree ristrette del Carso e che da al terrano un sapore inimitabile. Quindi, qual è il modo migliore per presentare al pubblico questi due prodotti, se non quello di fare una festa in loro onore?!?. Leggenda: Si racconta che un giorno Gesù andasse camminando faticosamente attraverso i vari paesi del Carso. Viaggiava solo con un po’ d’acqua e del prosciutto nella bisaccia. Quando fu ora di mangiare, Gesù prese la sua bisaccia... e si accorse che il prosciutto non c’era più Qualcuno lo aveva infatti derubato. Un’espressione di sdegno si disegnò allora sul volto di Gesù che disse: “D’ora in poi chiunque abiterà sul Carso avrà scarsezza d’acqua, perché in tal modo, mai più deve estinguersi la sete di colui che mi rubò il prosciutto”. E fu così che tutte le acque sparirono nel sottosuolo. Ma il Diavolo, sentendo le parole di Gesù decise di fargli un dispetto regalando agli abitanti del Carso il buonissimo vino Terrano. È così che il Carso ebbe prosciutto e Terrano.

(78) Pliskovica

Pliskovica è un centro abitato della Slovenia, frazione del comune di Sežana.

 

 

 

(79) Itinerario didattico di Pliskovica

Si tratta di un sentiero didattico circolare sull'area dell'altipiano carsico tra i villaggi di Pliskovica e Kosovelje. La pecorella Pliska, ritratta sulla segnaletica in pietra, ci indica la via, spiegandoci il modo in cui la natura ha modellato il paesaggio carsico e l’apporto dell’uomo al suo aspetto. Durata del percorso: 6 km, 2 ore.

(80) Artigianato artistico Jernej Bortolato

Il scalpellino-marmista del paese di Dutovlje vi accompagnera' nella visita all'esposizione di sculture lavorate nella pietra e al laboratorio.

(81) Cimitero austo-ungarico di Goriano (in sloveno: Gorjansko)

Il cimitero militare austro-ungarico di Goriano è un monumento storico relativo alla Prima Guerra Mondiale. Posto accanto al piccolo cimitero del paese, lungo la strada regionale che porta a Brestovizza, con le sue oltre diecimila salme di diverse nazionalità è il più grande cimitero dell'esercito austro-ungarico nella zona del fronte dell'Isonzo.

(82) Komen

Il paese Komen è citato per la prima volta nel 1247. Komen si affermò come importante centro amministrativo, economico, politico e lculturale già verso la fine del XIX. secolo in concomitanza con lo sviluppo dell'artigianato, del settore alberghiero e commerciale, nonchè degli uffici amministrativi. Nel periodo durante le due guerre il paese divenne un rinovato centro turistico, dove gli abitanti di Trieste, Monfalcone e persino di Venezia, venivano a trascorrere le vacanze o a fare le loro gite domenicali. La chiesa parrocchiale di San Giorgio si trova in cima a una collina al centro del paese. Qui in passato c’era una piccola chiesa parrocchiale in stile gotico, a causa delle ridotte dimensioni fu demolita e al suo posto venne costruita nel 1768 una nuova chiesa in stile barocco. Affianco si erge un campanile indipendente in stile aquileiese, mentre all’interno della chiesa si trova l’altare principale risalente al 1773, consacrato al patrono del paese San Giorgio. Oltre a quello principale, nella chiesa ci sono altri quattro altari minori. Gli affreschi della chiesa sono stati realizzati da C.del Neri nel 1901, mentre le lunette sopra i confessionali sono opera di Tone Kralj. Parco boschivo Cirje - sentiero didattico boschivo e da passeggio. Lungo il sentiero potete osservare diverse specie di alberi o riposarvi sulle panchine. Il percorso conduce anche al monumento dedicato all’ultimo responsabile del rimboschimento della zona di Komen Avgust Kafol e a due stagni (Kal e Kaluže a Divči), che si trovano sull'altro lato della strada regionale Komen-Štanjel.

(83) Dol Bušljevec

E' una dolina di crollo che si trova nel Parco Regionale delle grotte di San Canziano.

 

 

(84) Chiesa di San Michele (Skopo)

Il piccolo paese di Skopo si trova a 291 metri s.l.m. e conta solo 241 abitanti. Skopo e' protetto dalla chiesa di San Michele (18. secolo), che si trova nel punto piu' alto del paese. La chiese di San Michele viene citata la prima volta nel 1100. Numerose sono le doline che si possono visitare come anche gli antichi monumenti in pietra (pozzo del paese, croce datata 1721...).

(85) Volčji Grad- Debela griža

Volčji Grad è un tipico villaggio carsico che dista circa 2 km da Komen (20 km da Sežana). Una delle attrazioni principali del paese è indubbiamente il castelliere preistorico, chiamato “Debela griža”, risalente all'età del bronzo ovvero del ferro. Si tratta di un massiccio muro di cinta in pietra dalla forma circolare, che in alcuni punti raggiunge i 4 m di altezza e i 10 m di larghezza. Secondo alcuni nei pressi del castelliere correva un’antica via romana, mentre oggi la strada vecchia conduce fino a Komen.

(86) Il sentiero della pietra - Volčji Grad

Si tratta di un sentiero didattico attraverso il paese e dintorni che vi permetterà di scoprire le attrazioni naturali e culturali del villaggio Volčji Grad: colonne votive (dette “pili”), un calcinaio per spegnere la calce (“japenca”), il castelliere “Debela griža” risalente alla civiltà di Hallstatt, i resti di una cava, la casa di un pastore, i muretti a secco con i tipici accessi alle proprietà fondiarie (“vrzele”), una foiba (''bezen''), la dolina ''Globočnjak'', le caverne, gli stagni, una dolina recintata. Il percorso è lungo 4 km.

(87) Castagnevizza del Carso (in sloveno: Kostanjevica na Krasu)

E' un paese della Slovenia, frazione del comune di Merna-Castagnevizza. La località si trova sul Carso a 269,7 metri s.l.m. ed a 6,8 kilometri dal confine italiano. L’insediamento è costituito anche dagli agglomerati di: Bellence, Bresc e Briščeče.

 

(88) Sulle traccie delle battaglie dell'Isonzo

Le battaglie dell'Isonzo (1915-1917) furono una serie di battaglie della prima guerra mondiale combattute in territorio italiano, nei pressi del fiume Isonzo. Il fiume Isonzo nasce a 1.100 metri d'altitudine sulle Alpi Giulie ad ovest del Monte Triglav (2.684 metri) nella Val Trenta. Riceve in questo tratto i torrenti Lepena, Coritenza e Uccea. Il suo percorso lambisce le località slovene di Plezzo (Bovec), Caporetto (Kobarid), Tolmino (Tolmin, dove riceve da sinistra il fiume Idria) e Nova Gorica, entrando poi in territorio italiano presso Gorizia. Da qui lambisce le pendici del Carso ricevendo da sinistra il fiume Vipacco, attraversa la Bisiacaria (ricevendo da destra il Torre) e va a sfociare nel Mar Adriatico vicino a Staranzano. Secondo alcuni (soprattutto gli abitanti della Bisiacaria) l'Isonzo costituirebbe il confine naturale tra Friuli e Venezia Giulia (l'opinione più diffusa è però che questo confine sia costituito dal fiume Timavo.
La valle dell'Isonzo fu teatro, durante la prima guerra mondiale, delle maggiori operazioni militari sul fronte italiano dal 1915 al 1917, quindi delle dodici battaglie dell'Isonzo, dove oltre 300.000 soldati italiani e austroungarici vi trovarono la morte. La guerra fu nello stesso tempo l'ultimo conflitto del passato (guerra di trincea e lenta), ma anche il primo grande conflitto in cui si usarono appieno tutti i mezzi moderni, come aeroplani, mezzi corazzati, sommergibili e le armi chimiche, tra cui il gas.

(89) I sentieri della pace

E’ un itinerario fatto di memoria storica ma anche di sviluppo per una ritrovata, ricercata, voluta ed auspicata collaborazione e fratellanza tra i popoli. La nuova Europa, quella allargatasi ad alcune nazioni dell’Est, Slovenia in particolare, ma non solo e quella che si profila all’orizzonte, ha bisogno di ritrovarsi unita e coesa anche su quel terreno che, negli anni difficili della Prima Guerra mondiale, era terreno aspro di divisioni, di lotte, di sanguinose battaglie. Un museo all'aperto che, in questo particolare caso, trova fondamento nelle tristi vicende della “Grande Guerra”, un periodo della storia del nostro mondo che, però, non può e non deve essere abbandonata, dimenticata. Ma perché visitare un museo all’aperto? Se scaviamo nella nostra memoria di sicuro troveremo immagini, racconti, emozioni desunte dalla lettura di pagine dedicate alla Grande Guerra, alla vita in trincea, al sacrificio dei soldati. L'immaginazione, si sa, aiuta a ricostruire i luoghi della memoria, il "contesto" in cui i fatti si sono svolti. Ma quale modo migliore e totalmente coinvolgente per entrare in contatto con una parte di storia se non quello di "essere" e di vivere l'esperienza di un altro nello stesso luogo?. Recarsi sui luoghi della Grande Guerra significa "vivere" (erleben) nelle trincee in cui i soldati hanno combattuto, rendersi in parte conto dello sforzo cui venivano sottoposti per spostarsi da un punto all’altro, sopportare i cambiamenti del clima, toccare, annusare, muoversi nella dimora del soldato: esserci, per l'appunto.

(90) Sella delle Trincee (in sloveno:Sela na Krasu)

E' un paese della Slovenia, frazione del comune di merna-Castagnevizza. La località, situata sul Carso a 230,9 metri s.l.m. ed a 4,2 km dal confine italiano, è nota storicamente per essere stata teatro di aspri scontri fra italiani ed austriaci durante la prima guerra mondiale. Il villaggio dopo la la prima guerra mondiale venne ricostruito secondo i dettami dell'architetto Max Fabiani. Dal villaggio è visibile il mare adriatico.

(91) Brestovizza (in sloveno: Brestovica)

E' un paese della Slovenia, frazione del comune di Comeno. Il nome della località è dovuto alla presenza di alberi di olmo (in sloveno brest). Brestovica è famosa per la cospicua presenza sul suo tettitorio di fenomeni naturali, valli e grotte carsiche, tra cui le famose grotte Dolenjca e Drča jama, collegate con il carso sotterraneo del fiume Timavo. A Klariči si trova inoltre l'area di pompaggio dell'acqua per l'acquedotto del Carso e che fornisce acqua potabile agli abitanti del Carso e dell'Istria slovena. La valle di Brestovica è coperta di vigneti, in particolare di teran, vitovska, malvazija, muškat. La prestigiosa osmizza locale produce vini di ottima qualità che in tutta la Slovenia continuano a ottenere primi premi per la qualità e per la costanza della qualità nel tempo. Curiosita': - Grofova jama »La Grotta del conte«: grotta fossile in pendenza con cique entrate. La grotta venne adibita a ricovero per i soldati austro-ungarici durante la prima guerra mondiale. Nei dintorni ci sono numerosi resti di fortificazioni, trincee e caverne; - La caverna »Moritz«: è in una dolina accanto alla Grotta del conte, dove si trovava una postazione dell'artiglieria austro-ungarica, e il Castelliere che circonda la cima del Monte Gredina in prossimità dell'Ermada e sopra Brestovica Inferiore; - "Jerihovca" o Valska jama(cava): durante la prima guerra mondiale è servìta come ospedale ai soldati austro-ungarici, anchora ci sono alcuni resti delle scale e della cucina.

(92) La festa degli asparagi di Brestovizza

Festa tradizionale del paese di Brestovica. Molti sono i piatti a base di asparagi che si possono assaggiare. La festa si svolge nel mese di aprile, durante la stagione degli asparagi.

 

(93) La camminata degli asparagi

Ogni anno, l'associazione turistica BREST di Brestovica, organizza questa camminata lungo i sentieri della pace e i paesi limitrofi. Il percorso e' lungo fino a 15 km, e dura dalle 3 alle 5 ore.

(94) I Tigli di Gabrovica

Gli antichi tigli dalle grandi chiome che adornano la piazza del paese, sono uno spettacolo da non perdere.

(95) Il sentiero dei nove stagni

Si trova nei pressi di Kobjeglava. Il sentiero include nove antiche fonti d'acqua. Il sentiero e' rivolto all’apprendimento a alla conservazione del patrimonio naturale e culturale del Carso.

 

 

 

(96) Le grotte di San Canziano (in sloveno: Škocjanske Jame)

Si trovano sul Carso, a 3 km da Divača in Slovenia ed a 15 chilometri dal confine di Trieste. Queste grotte costituiscono uno dei fenomeni più caratteristici del Carso. Sono state dichiarate area protetta nel 1981 ed il 25 novembre del 1986 sono state inserite nel registro del patrimonio mondiale tenuto dall’Unesco. Si tratta di un complesso di gallerie e caverne lungo oltre 5 chilometri, ricoperto da stalattiti e stalegmiti scavato, nel corso di milioni di anni, dal fiume Reka. Le grotte di San Canziano sono il luogo dove il Reka scompare nel sottosuolo, per riemergere 34 km più a valle con il nome Timavo, e sfociare quindi nel golfo di Trieste. I punti più rilevanti di San Canziano sono la piccola voragine, la grande voragine, la caverna preistorica, la grotta del silenzio, la grotta Michelangelo e la particolare sala delle fontane, con le sue belle vasche di concrezionamento. È presente inoltre una delle più grandi formazioni stalagmitiche del mondo (il Gigante), dell'altezza di 15 metri e che si stima abbia avuto bisogno di oltre 250.000 anni di accumulo di concrezioni calcaree per poter raggiungere le attuali dimensioni. Nel percorso si deve anche attraversare uno dei più profondi canyon sotterranei del mondo (situato nella grotta del rumore), lungo più di un chilometro e mezzo, che si attraversa su un ponte sospeso a 45 m di altezza. Unitamente alle grotte di Postumia, situate a non molti chilometri di distanza, fanno parte delle più note attrazioni turistiche slovene e fanno parte dei fenomenni carsici maggiormente studiati dai geologi.

(97) Il parco regionale delle grotte di San Canziano

L'area protetta del Parco si estende su una superficie di 4,15 km2 e comprende il territorio sopra le Grotte di Škocjan, la stretta del fiume Reka e le circostanti doline di crollo. Include anche i paesi di Škocjan, Betanja e Matavun. La zona di influenza del Parco, del perimetro di circa 450 km2, comprende l'intero bacino imbrifero del fiume Reka. Giace su un vasto contatto tra territorio carsico e non-carsico. Nell'estrema parte orientale, l'intero territorio è dominato dalla vetta dello Snežnik, che con i suoi 1796 m è la più alta montagna Slovena al di fuori delle Alpi.

(98) Sentiero didattico San Canziano

La passeggiata lungo il sentiero inizia e termina davanti al centro informativo (dove potete anche comprare i biglietti per la visita alle Grotte di San Canziano) a Matavun. La potete avere anche tutte le ulteriori informazioni e comprare la guida all'itinerario didattico San Canziano, che vi offre ulteriori informazioni e vi accompagna lungo il percorso e l'esplorazione delle principali caratteristiche del Parco e del Carso. Il percorso è lungo circa due chilometri e di solito dura meno di un'ora di cammino. Vi porta intorno alla Velika dolina e alla Mala dolina, dove potete ammirare le meravigliose viste delle profonde doline di crollo, le pareti scoscese, il fiume Reka che si inabissa e i monti circostanti. Fanno parte dell'itinerario anche i granai J'kopinov skedenj e Jurjev skedenj a Škocjan, i quali ospitano la raccolta etnologica e la raccolta delle scoperte e delle esplorazioni delle Grotte di Škocjan. Qui si trovano anche il plastico della sezione del canyon sotterraneo del Reka nelle grotte e il plastico della zona centrale del Parco.

(99) Grotta Dimnice

Tra i villaggi Slivje e Markovščina, poco distanti dalla strada Kozina - Rjieka, si trovano due pozzi profondi circa 40 m. Sono collegati con una galleria. L’aria esterna scende d’inverno nel pozzo piu’ grande e, spinge attraverso il pozzo minore, l’aria piu’ calda della grotta. Quest’ ultima si condensa al contatto con l’aria esterna, il che si mostra come una colonna di fumo. Gli abitanti del luogo pensavano, che fuoriesce dall’ affumicatoio del diavolo o »dimnica«, in lingua slovena. La grotta Dimnice ha le gallerie sviluppate in due livelli. Sono lunghe circa sei chilometri e profonde 130 m. Quelle superiori sono fossili, con numerose concrezioni e comodi sentieri turistici. Le inferiorisono attive e viscorre il ruscello che e’ inghiottito nella valle cieca di Velike Loče e riappare alla superficie come fiume Rižana. La grotta e’ eccezionale come »una raccolta da manuale« dei fenomeni speleogenetici e concrezioni che meriterebbero di essere incluse nel libro dei Guinness dei primati. Nei dintorni si possono ammirare i fenomeni geomorfologici al contatto tra il rilievo normale con quello carsico e quelli del collegamento delle forme epigee con quelle ipogee.

(100) Orto di erbe aromatiche all'griturismo ''Belajeva domačija''

Nelle vicinanze del Parco regionale di San Canziano, nel paese di Kačice, potrete visitare il grande orto di erbe aromatiche che si estende su una superficie di 500 m2 e che conta piu' di 130 piante curative, erbe aromatiche e piante selvatiche commestibili. Gli amanti di questo tipo di medicina naturale, potranno acquisire ancora piu' informazioni sulla forza guarente di queste erbe.

(101) La Birchinia (in sloveno: Brkini)

Dal punto di vista geografico i Brkini abbracciano un’area collinare estesa su quattro Comuni: Divača, Hrpelje-Kozina, Ilirska Bistrica e Pivka. È un’area nota per la produzione di frutta di qualità, soprattutto mele e susine, e per il noto distillato di prugne (“slivovica” o “slivovitz” dei Brkini). La Birchinia, o colli Birchini  è un insieme di colli marnoso-arenacei della Slovenia sud-occidentale delimitato a nord dal bacino del fiume Timavo superiore e a sud dal solco di Castelnuovo, o Valsecca di Castelnuovo, (in sloveno Matarsko Podolje) ad est del Carso triestino. La struttura del sopracitato solco è caratterizzata dalla linea di contatto, longitudinale rispetto al solco stesso, tra la formazione del Flysch e il complesso calcareo stratificamente inferiore. Proprio da questi colli si sono sviluppati numerosi bacini idrici chiusi i cui corsi d’acqua, nella fase terminale, si inabissano in inghiottitoi all’altezza del contatto tra il Flysch e la formazione calcarea. Dai risultati di uno studio di una serie di tracciamenti eseguiti nell’area tra il 1986 e il 1987 emerge l’esistenza di collegamenti diretti tra alcuni inghiottitoi dei colli Birchini e le sorgenti del fiume Ospo e del fiume Risano.

(102) Strada della frutta dei Brkini

La strada della frutta di Brkini comprende il comune di Divača, Pivka, Ilirska Bistrica e Hrpelje- Kozina. Essa comprende settanta aziende agricole che sono contrassegnate con un cartellone che offre frutta e prelibatezze di frutta. Le aziende agricole fanno parte dell’associazione dei produttori della frutta Brkini. I motivi principali per visitare la strada della frutta Brkini sono sicuramente:

  • godere nella natura incontaminata
  • rilassarsi in campagna con gente amichevole
  • provare attrazioni turistiche diverse e uniche
  • carattesristiche interessanti della natura
  • ricco patrimonio culturale

(103) Dolina di crollo Sokolak

E' la  dolina di crollo piu' grande all'interno del Parco regionale delle grotte di San Canziano.

 

(104) Parco paesaggistico di Beka

Si trova nel comune di Hrpelje-Kozina in Slovenia, al confine con l'Italia. Al di là del confine il troviamo la Riserva Naurale della Val Rosandra nel centro del quale scorre l'unico corso d'acqua superficiale del Carso triestino, il Torrente Rosandra-Glinščica.



(105) Tabor di Draga (in sloveno: Tabor nad Botačem)

Un vecchio torrione, posto su uno sperone roccioso sopra l'abitato di Botazzo, costruito nel XV secolo dagli abitanti del luogo per proteggersi dalle scorrerie turche e il castello di Vicumberg (o Vinchinberch), costruito nel XIII secolo nei pressi di Beka (SLO) dai conti Carsperch.

(106) Monte Taiano (in sloveno: Slavnik)

Il monte Taiano è la cima più alta dell’Istria slovena (1.028 m s.l.m.), ben visibile da Trieste e dalle zone costiere limitrofe. Non essendoci altri rilievi montuosi nelle vicinanze, la sommità offre un panoramico strepitoso che, nelle giornate limpide, spazia dall’Adriatico fino alle più lontane cime alpine. Meta di escursionisti, runners e bikers, una volta terminata la salita la soddisfazione sarà rinvigorente e impagabile. Partendo dalla città e utilizzando la pista ciclopedonale che conduce ad Erpelle (Hrpelje), ove inizia la carrareccia che conduce al Slavnik (è la “via” più utilizzata in mountain bike), viene richiesto un certo impegno fisico, se non altro per la lunghezza (30 km di salita quasi ininterrotta) e per il dislivello. Iniziando invece a pedalare da Kozina o dalla vicina Erpelle (circa 500 m s.l.m.), vi aspettano poco più di 10 km di salita con un’altimetria praticamente dimezzata, escursione molto più abbordabile per chi non è particolarmente allenato. La strada che conduce in vetta è sempre larga e totalmente pedalabile, con pendenze più dolci in principio e decisamente più impegnative man mano che ci avvicina al “traguardo”, ma il fondo, a tratti dissestato, potrebbe risultare indigesto a chi ha poca confidenza con la MTB. Nessun problema se invece salite a piedi o di corsa. Da tenere presente che, pur trattandosi di una "gozdna cesta" (strada forestale), non è chiusa al traffico.

(107) Il castello di Pimano (in sloveno: Prem)

Primano è un paese della Slovenia. La località giace su di un costone sopra il fiume Timavo superiore, nel margine settentrionale dei colli birchini a 475 metri s.l.m. ed a 34 chilometri dal confine italiano. Il nome dell'insediamento deriva dalla fortificazione romana che era presente in zona, Castra Prima. Il castello (Grad Prem) risale al Duecento. Sul finire del secolo XIV, il castello di Primano fece parte della signoria dei conti di Duino, un tempo vassalli del Patriarcato di Aquileia; nel 1395 si estinse la famiglia dei conti di Duino con Ugo di Duino (primo capitano austriaco di Trieste) e la contea passò all'Austria che ne investì i signori di Walsee. Durante il dominio asburgico Primano fu comune autonomo. Dal 1840 il castello funse da corte di giustizia, prigioni e distretto amministrativo. Il suo ultimo proprietario, dal 1927, fu il medico triestino Bruno Zuccolin. Dopo la guerra fu nazionalizzato e dal 1970,e soprattutto dal 2008, ha subito dei lavori di restauro che ne hanno permesso l'odierna accessibilità turistica.

(108) Il castello del monte Nevoso

Appena restaurato, sorge all'estremo nord della foresta in Leskova Dolina. Lo "ospita" il paese di Kozarisce. Esso era proprietà dei duchi austroungarici che ebbero in cura, per più di un secolo, tutto il comprensorio forestale del monte Nevoso (e la sua variegata fauna) facendo un lavoro considerato, a tutt'oggi, eccelso, per quella che è una delle più importanti foreste VERGINI d'Europa.

 

(109) Il castello di San Servolo (in sloveno:Socerb)

Si trova in Slovenia nel comune di Capodistria, a poca distanza dal confine italo-sloveno e dall'abitato di Prebenico, che si trova nel comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste. Il castello si presenta come una rocca appollaiata su una rupe, con la quale quasi si confonde da lontano, incombente da più di 350 m. sulla piana di Zaule, della quale gode ampie vedute che comprendono anche il golfo di Trieste. È stato costruito inizialmente per difendere il territorio dagli ungari; il nucleo iniziale risale presumibilmente al IX secolo, mentre i restanti corpi sono stati edificati nel corso dei secoli successivi. Il castello è stato teatro di innumerevoli battaglie, ed in particolare di quelle tra gli austriaci ed i veneziani dell'inizio del XVI secolo per il controllo del traffico del sale che si produceva nelle saline di Zaule e transitava lungo la Val Rosandra. Fu proprietà dei Veneziani dal 1463 al 1511. Nel 1521 ne divenne poi proprietario il capitano triestino e nobile Nikolaj Ravbar. All'inizio del XVII secolo, ossia durante la guerra degli Uscocchi (1615-1617), il castello fu proprietà del nobile triestino Benvenuto Petazzi. Nella prima metà del XVIII secolo il capitanato di Socerb passò nella mani dei marchesi de Priè; nel 1768 poi fu acquistato dai conti Montecuccoli di Modena, che ne mantennero la proprietà anche dopo l'abolizione della servitù della gleba nel 1848. A causa dei danni dovuti al terribile incendio, provocato nel 1780 da un fulmine che lo colpì, all'inizio del XIX secolo iniziò la parabola discendente del castello. Quello che rimaneva del castello fu acquistato nel 1907 dal barone triestino Demetrio Economo che lo ristrutturò negli anni 1923/1924, ma si limitò solamente a sanare il muro di cinta ed a rimuovere le altre rovine, per cui oggi non si percepisce com'era il complesso al momento del suo massimo splendore. Nel periodo della lotta di liberazione nazionale il castello, vista la sua ottima posizione strategica fu molto importante, non solo per le unità partigiane che lo utilizzarono come sede dei "servizi segreti" e del tribunale popolare, ma anche per l'esercito tedesco che lo conquistò nell'autunno del 1944 e lo trasformò in un piccolo caposaldo fortificato. Infine nel dopoguerra il castello fu nuovamente ristrutturato e, come luogo tuttora amato dagli escursionisti, con le sue attrattive di carattere naturalistico e culturale, nonché del ristorante, svolge un ruolo prettamente turistico. Nei pressi del castello è presente la grotta di San Servolo.

(110) Il museo di Cerkno

La regione di Cerkno rappresenta un piccolo anello nella catena delle Prealpi slovene. Lontana dai grandi centri e maggiori avvenimenti, vanta una storia lunga migliaia di anni. Il Museo di Cerkno è l’unico ente impegnato a studiare il ricco patrimonio storico dell’area. Le collezioni, le mostre e altre attività che organizza mirano a far conoscere al visitatore l’identità culturale della regione. Con un continuo sviluppo e ampliamento delle proprie attività esso contribuisce alla vita culturale dell’area.

(111) Parco regionale Notranjska (Cerknica)

Si trova entro i confini del comune di Cerknica e si estende per 222 km2. Questo magico paesaggio carsico, il cui volto è differente in ogni stagione, è un'isola di biodiversità grazie al ciclico prosciugamento e riapparizione del lago Cerknica, il più grande lago intermittente d'Europa, che viene riempito dalle piogge in autunno e dalla neve che si scioglie, frammista a pioggia, in primavera. Il paesaggio è caratterizzato dall'agricoltura tradizionale: gli antichi orti ed i fienili sono tipici di questa zona. Durante l'estate e l'inverno inoltrato, periodi in cui il lago è normalmente asciutto, nel suo letto si possono osservare bizzarre formazioni carsiche. Gli habitat eccezionalmente diversificati e molto ben preservati costituiscono un rifugio per numerose specie di uccelli ed altri animali: finora sono state osservate nella zona 250 specie di uccelli. Nelle zone umide di Cerknica nidificano diverse specie, tra cui il re di quaglie, il chiurlo, il beccaccino, la cutrettola; le vaste foreste sono invece l'habitat di vari uccelli rari, come il gufo degli Urali, la civetta capogrosso, il picchio dorsobianco e il picchio tridattilo.

(112) Parco naturale Il ciglione carsico (in sloveno: Kraški rob)

Questa barriera di ripide rocce calcaree, che da San Servolo si spinge fino a Mlin sul confine sloveno-croato per un’estensione di 20 km, fa da confine naturale tra l’Istria slovena e il resto della Slovenia. Questa è la zona di passaggio tra l’Istria dal clima mite e il Carso dal clima più rigido: è caratterizzata da una natura peculiare condizionata dallo scambio d’aria montana e marina. L’alternarsi di strati di calcare e flysch, insieme alla morfologia articolata del territorio, ha condizionato la formazione di un terreno idoneo all’insediamento di numerose specie animali e vegetali. Lungo il ciglione carsico si sono parzialmente conservate alcune delle fortezze e delle torri che i Veneziani eressero per difendersi dagli Asburgo. Essendo tipici esempi di edilizia tradizionale e vista la loro base urbanistica armoniosamente inserita nel paesaggio, gli abitati di San Sergio, Cernotti, Gracischie, Cristoglie, Covedo, Popecchio e San Servolo sono stati proclamati patrimonio culturale protetto.

(113) Il castello Rifemberko o Rihemberk (in sloveno: Branik)

Il castello Rihemberk e i Signori omonimi si menzionano per la prima volta nell'anno 1230. I Signori di Rihemberk provengono dal Sud Tirolo, dal paese Riffenstein - attuale castello di Reifenstein vicino Sterzing (Italia). Il nome di Rihemberk deriverebbe da quello del loro precedente castello e sarebbe composto dalle parole tedesche "riffe" e "berg" (cresta/rebbio di roccia/scoglio e montagna). I Rihemberk presero in feudo grandi possessi dai conti goriziani nella valle del Vipacco, nei dintorni di Gorizia, sul Carso ed anche nelle province più lontane. L'ultimo discendente maschio della casata dei Rihemberk si sarebbe spento nell'anno 1371. Nei secoli XIV e XV i territori in feudo ormai sarebbero rimasti pochi e soltanto nei dintorni del castello Rihemberk, in una parte della valle del Vipacco e del Carso. Dopo la scomparsa dell'ultimo conte goriziano, nell'anno 1500, il castello di Rihemberk divenne proprietà degli Habsburgo. Dopo l'anno 1528 (secondo alcune fonti nell'anno 1649) il castello insieme ai terreni diventa la proprietà ereditaria della famiglia Lanthieri. Rimane in loro possesso fino alla seconda guerra mondiale durante la quale, nella notte tra il 22 e 23.7.1944, i partigiani minarono ed incendiarono il castello per impedirne l'uso all'invasore. Nell'evento tutto l'arredo e arredamento furono distrutti. Dopo la guerra è cominciato il restauro del castello, purtroppo fino ad oggi non si è ancora riusciti a ricostruire tutte le parti distrutte. Nelle pareti del castello si possono ancora vedere elementi più antichi in stile romanico. Risale al XIII secolo la torre rotonda, la più caratteristica ed imponente del castello, intorno alla quale è cresciuta tutta una vasta residenza in stile barocco, con le mura in stile rinascimento e piccole torri rotonde del XVI secolo poste negli angoli delle mura di cinta. Negli edifici si rintracciano anche caratteristiche architettoniche gotiche (p.e. la cappella del castello...). L'aspetto definitivo del castello è del XVII rispettivamente XVIII secolo, quando è stato trasformato in residenza barocca. Significative trasformazioni con elementi romanici nelle mura di cinta risalirebbero anche al XIX secolo. Sotto la parte sud della collina del castello era situato l'orto con le mura di cinta parzialmente visibili anche oggi. Viste le caratteristiche del portale d'entrata, l'orto è d'epoca barocca. Il castello e' chiuso per restauro. La visita e' possibile solo dal esterno.

(114) Il lago di Circonio (in sloveno: Cerkno)

E' un importante lago della Slovenia situato vicino a Circonio (da cui il nome), nella regione della Carniola interna. In italiano è noto anche col nome di palude Lugea. Il lago è ubicato in una conca pianeggiante con terreno impermeabile (chiamata polje) compresa tra la catena montuosa del monte Pomario (Veliki Javornik) e quella del monte delle Streghe (Veliki Slivnica). La particolarità più considerevole di questo specchio d'acqua consiste nel fatto che è un lago carsico effimero (o stagionale), ovvero che il suo volume dipende dalle precipitazioni: il suo bacino si può svuotare del tutto in poco tempo, poiché in alcuni punti sono presenti degli inghiottitoi in grado di drenare tutta l'acqua, inclusa quella degli immissari, nella cavità del sottosuolo. Quando è pieno e invade l'intera piana a sud di Circonio, è il maggiore lago della Slovenia per estensione: la sua superficie può raggiungere infatti i 38 km², mentre l'altitudine sul livello del mare può variare da 546 a 551 metri. La profondità massima raggiunge i 10 metri, ma quella media solo 1 metro, a causa delle irregolarità del suo volume. Il lago di Circonio è formato da alcuni corsi d'acqua carsici immissari tra cui il principale è il Cerknica (torrente Circonio), che attraversa Circonio; non possiede però emissari. Le caratteristiche di questo lago sono analogamente possedute dall'italiano lago di Doberdo', in provincia di Gorizia. Il lago è un'importante riserva naturale per molte specie animali, soprattutto per la nidificazione di numerose specie di uccelli.

(115) La Grotta sotto il Castello di Predjama

E' la seconda grotta slovena per lunghezza e si estende su quattro piani (con eccezione della Tana di Erasmo con Galleria di Erasmo, tutti i piani sono collegati tra loro). La lunghezza delle parti della grotta scoperte è di 8 km. Il tratto turistico è lungo 700 m e comprende la Scuderia, la Galleria principale, la Galleria dei nomi, la Sala grande e la Fiženca dove si trova l'accesso alla superficie. La visita dura 45 minuti. La grotta non dispone di illuminazione elettrica, e i visitatori ricevono le torce prima di entrare. Per le visite turistiche sono necessari soltanto indumenti e calzature comodi. Grazie all'ubicazione e alle temperature favorevoli, la grotta d'inverno offre riparo a una colonia di pipistrelli, perciò nel periodo dello svernamento è chiusa alle visite.

(116) La piana carsica-Planinsko polje

Un campo carsico che si estende per circa 11 chilometri quadrati soggetto a frequenti inondazioni da parte del fiume Unica.

 

 

(117) La Valle del Rio dei Gamberi (in sloveno: Rakov Škocjan)

Detta anche Valle di San Canziano (per la presenza di una chiesa dedicata al santo di cui rimangono ormai solo delle rovine), è una valle carsica lunga alcuni chilometri, che prende il nome dal Rio dei Gamberi che vi scorre (in sloveno rak= gambero). Si trova nell’omonimo insediamento del comune sloveno di Circonio a sud-est dell'autostrada A1 Postumia-Unec. Tra il 1920 e il 1947 la valle faceva parte del Regno d’Italia e si trovava al confine con la Jugoslavia. Il Rio dei Gamberi, sgorga nelle Grotte del Principe Ugo (Zelške jame) ad est della valle ricevendo le acque dal lago intermittente di Circónio (Cerkniško Jezero), mentre scompare in un sifone della Grotta del Tessitore (Tkalca jama) e prosegue sottoterra verso la Grotta di Planina dove, nella caverna denominata Confluenza, si incontra con le acque sotterranee del fiume Piuca dove nasce un nuovo fiume, l'Unza. Lungo la valle va ricordata la presenza di due notevoli fenomeni naturali, due volte rocciose chiamate il Piccolo Ponte Naturale (Mali naravni most), attiguo alle sorgenti del Rio dei Gamberi, ed il Grande Ponte Naturale (Veliki naravni most), vicino al punto in cui il Rio si inabissa nella Grotta del Tessitore; infine la Grotta di Kebe (Kebetova jama).

(118) Loška dolina

E' un comune di 3.954 abitanti della Slovenia meridionale. Tra il 1920 e il 1947 vicino (a circa 1900 m di distanza) al Passo del Calvario (862 m) nei pressi di Dolina dei Noccióli (Leskova Dolina, attualmente facente parte dell'insediamento di Cosarsca), passava il confine tra Regno d'Italia e Jugoslavia.

 

(119) Il fiume Timavo

Il fiume Timavo o Recca (Reka in sloveno), è un fiume che scorre tra Croazia, Slovenia ed Italia. E' il più grande fiume sotterraneo sloveno. Nasce (con il nome Reka, che significa semplicemente "(il) fiume") come sorgente valchiusana dal Turkove škulje nella Val Malacca (Mlake) nella Contea Litoraneo Montana della Croazia, solo un paio di chilometri prima del confine con la Slovenia. Nel suo percorso attraversa il Carso per quasi novanta chilometri e sfocia infine in mare nei pressi di San Giovanni di Duino (TS). È famoso per via del suo lungo percorso sotterraneo di circa 40 chilometri che, dalle grotte di San Canziano in Slovenia, passando per l'Abisso di Trebiciano, raggiunge il paese di San Giovanni di Duino. Qui ricompare in superficie per poi sfociare nel Golfo di Trieste dopo un paio di chilometri.

(120) Il Monte Nevoso (Snežnik in sloveno - 1796 m)

E' una montagna slovena del Carso non distante dal confine con la Croazia. Rappresenta la cima più alta dell'Alto Carso e tra il 1920 e il 1947 segnava il confine tra l'Italia e la Jugoslavia. Dalla sua sommità si gode una vista eccezionale. Nelle giornate più terse lo sguardo spazia dalla costa istriana, al Monte Maggiore (Učka) all'isola di Cherso fino addirittura alla Marmolada, che dista dal Nevoso oltre 245 km in linea d'aria.

(121) Sviščaki

Sviščaki è un villaggio di case vacanza ai piedi del monte Snežnik (m.te Nevoso), con una piccola zona sciistica ed un centro turistico-ricreativo. La pista da sci e' adatta a famiglie con bambini. ll sentiero didattico attraversa i maestosi boschi ai piedi di Snežnik, la depressione fredda e la Dušanova skala sotto Sviščaki. È munito di tabelloni informativi. 10 punti d'interesse. Durata del percorso: 3 ore.  

(122) Mašun

Mašun si trova a 1024 m sopra il livello dal mare, in un ambiente meraviglioso di boschi di Snežnik. E'un punto importante tra i comuni Ilirska Bistrica, Cerknica, Pivka e Loška dolina. Per questo paesaggio sono tipiche le vaste foreste di abete. Nel cuore del bosco si trovano due colonne in stile romantico, resti di una piccola fortezza dei cacciatori. Ci sono vari sentieri, il sentiero didattico forestale creato nel 1888 (Lunghezza: 1,7 km Durata: 45’)  e i sentieri da percorrere in bicicletta. Nella zona c’è anche una locanda, famosa per i suoi gustosi piatti alla cacciatora. 

(123) Sentiero didattico Štivanski log

Sentiero naturalistico interattivo che porta attraverso i biotopi fluviali. Specie di alberi segnate. Adatto anche per i bambini. Lunghezza: 1,2 km Durata: 45’

(124) Sentiero circolare della storia militare

Il sentiero circolare della storia militare collega le vecchie caserme italiane di Hrastje, la fortificazione italiana sotterranea sul Primož, Šilentabor sopra il paese di Zagorje, dove una volta c'era il più antico insediamento di Slovenia e il villaggio turistico Narin. L'intero percorso dura quattro ore, volendo si può percorrere soltanto il sentiero che conduce alle fortificazioni del Vallo Alpino (45 min) oppure salire su Šilentabor (un'ora). Il sentiero è segnato con indicazioni e segnavia speciali, tra il parco e Primož, invece, ci sono dieci tabelloni informativi.

(125) Sentiero didattico forestale Mašun

A Mašun è possibile unire il piacere alla salute percorrendo il sentiero forestale che è stato progettato già nel 1888. Nel 1997, sono stati posizionati i tabelloni informativi lungo il sentiero. 8 punti d’interesse. Durata del percorso: 45min.

(126) Strada degli alberi

La Strada degli alberi è il più vecchio collegamento stradale che attraversa la famosa Porta di Postumia, un basso ma strategico passaggio dal nord dell’Adriatico verso l’Europa centrale. Lungo il sentiero segnato tra Planina e Razdrto, dove una volta trasportarono alberi e altro legno per navi al porto di Trieste, ci sono 18 punti d’interesse con istruttivi tabelloni informativi. I paesi lungo quest’antica e importante arteria stradale vissero di attività di carrettieri, mentre oggi sono un ottimo punto di partenza per gite in bici o escursionistiche di tutti i gradi di difficoltà. A disposizione dei visitatori ci sono i volantini con il percorso tracciato.

(127) Racna gora (1140 m)

Gli speroni di Racna gora rinchiudono la parte orientale di Loška dolina. Il monte ha aiutato a creare tantissime leggende durante i secoli scorsi, di cui neanche la gente del posto sa il numero esatto. Di sicuro pero 50 anni fa i contadini ci pascolavano gli animali e falciavano il fieno. Oggi è ricoperta di foreste cui fanno fronte i prati alpestri, tra cui anche il prato sul fianco occidentale che funge anche da pista di lancio per parapendisti e deltaplanisti.   

(128) Vremščica

Vremščica è un monte panoramico di 1026 metri, che appartiene in parte al comune di Pivka e in parte a quello di Divača. Dalla sua cima e in bel tempo si può vedere anche il monte Triglav, le Dolomiti, il Snežnik e il Golfo di Trieste.

(129) Križna gora

Križna gora (857m) si trova sopra il paese di Lož in direzione Cerknica ed è adatta per gli escursionisti meno esperti. La passeggiata dalla borgata Podlož sulla cima di Križna gora, dura meno di mezz'ora. Due sentieri portano all'ingresso della Grotta Križna. Tante volte gli escursionisti salgono su Križna gora, partendo da Cerknica. Il percorso dura poco più di tre ore.

(130) Kriščevec (1092 m)

Kršičevec è un monte meno conosciuto che si trova nella conca di Pivka, a est di Jurišče. Il belvedere offre una vista straordinaria su maggior parte della Slovenia. In condizioni di bel tempo si può vedere anche la Vremščica, le Dolomiti italiane, il Nanos, le Alpi Giulie con Krn e  il Triglav, la parte delle Alpi di Kamnik e della Savinja, Sveta Trojica, Javorniki, il Snežnik, Učka e il Slavnik. Lungo il sentiero c'è un tiglio, particolare per i suoi quattordici tronchi.

(131) Slivnica

Il monte Slivnica, alto 1114 m, che si innalza sopra il Lago di Cerknica, e' secondo la tradizione popolare, la dimora delle streghe. È possibile salirci a piedi o in macchina. Il monte è amato anche da paracadutisti e deltaplanisti. Sulla cima si puo' ammirare una vista magica sul campo e il lago di Cerknica, e Menišija. La baita in cima al monte Slivnica offre ristoro. 

(132) Sveta Trojica

Sv. Trojica con i suoi 1123 m s’innalza orgogliosamente sopra la conca di Pivka. La salita su Sv. Trojica viene indubbiamente ripagata dal meraviglioso panorama sull'intera conca di Pivka e sulle cime di Snežnik, Nanos, Vremščica, Planinska gora, e in caso di bel tempo anche sul Mare Adriatico. La cima può essere raggiunta da più parti, di cui i punti di partenza più conosciuti si trovano a Petelinje e a Trnje vicino a Pivka. Il percorso è facile, ben marcato e s’innalza in ombra della foresta di faggi e pini quasi fino alla cima. Sul monte c'è la chiesa di pellegrinaggio Sv. Trojica, menzionata già nel XVII secolo, da Valvasor. Fra il 1786 e il 1811 la chiesa andò in fiamme ed è stata ristrutturata nel 2009.

(133) Primož

Primož (718 m) è una collina a sud est di Pivka. La zona fu abitata già nell'età di ferro e all'epoca romana, un tempo c'era una piccola chiesa dedicata a Sv. Primož e Sv. Felicijan. La collina è sempre stata un’importante posizione strategica, perché dalla cima è ben visibile tutta la conca di Pivka. La dominanza della sua posizione si manifesto durante le due guerre, quando gli italiani ci costruirono la più grande fortificazione nel complesso del Vallo Alpino.

(134) Ecomuseo dei laghi intermittenti di Pivka

L`ecomuseo dei laghi intermittenti di Pivka rappresenta la storia dell`acqua nel mondo carsico di Zgornja Pivka. Una speciale conformazione geologica della zona, combinata con le precipitazioni irregolari, provoca una grande variazione del livello delle acque sotterranee carsiche. In caso di livello alto dell`acqua, nella valle si formano addirittura17 laghi intermittenti. Per conoscere il loro sviluppo, è necessario girare la ruota di un mulino speciale. L'ecomuseo ci spiega anche come si svolge la vita degli abitanti del luogo durante i periodi di piena e i periodi di secca. Le tipologie degli ambienti più importanti sono: i prati asciutti e bagnati, la macchia, i boschi e  le grotte completano la presentazione di questa flora e fauna molto varia.

(135) Grofova jama (la grotta del conte)

è una grotta fossile di forma obliqua con cinque entrate. E’ lunga circa 350 metri e profonda 50. Il suo nome deriva dai Grofovi hribi (colli del conte), una volta appartenuti alla contea di Duino.

(136) La grotta Planina (in sloveno: Planinska jama)

La grotta di Planina è la cavità con acque sotterranee più estesa in Slovenia ed inoltre possiede l’eccezionale confluenza sotterranea di due fiumi: il Pivka che scorre dalla conca di Postumia passa per lo omonime grotte ed il fiume Rak proveniente dal Cerknisko Jezero (Lago Circonio) e dalla Rakov Skocjan (Valle dei Gamberi). Le acque della grotta di Planina sono molto ricche di fauna sotterranea, specialmente per quel che riguarda la presenza del proteo, uno degli animali più rari al mondo. La grotta ha uno sviluppo totale di circa 6 Km e nella prima parte, circa 900 mt, è stato allestito nel 1920 un sentiero turistico, chiuso da un cancello, privo di illuminazione artificiale, con ponti, parapetti e galleria nella roccia. Questa grotta offre un’indimenticabile esperienza nel mondo carsico sotterraneo, unica nel suo genere; resteremo impressionati dalla vastità degli ambienti e dalla potenza che il fiume sotterraneo riesce a trasmettere.

(137) Le grotte di Zelška e Tkalca

Il fiume Rak sgorga nelle Grotte di Zelše, arricchendosi lungo la dolina con le acque di Javorniki, e si incaverna nella Grotta di Tkalci (grotta del tessitore). Quest'ultima prende il nome da una stalagmite che ricorda la figura di un tessitore che, secondo la leggenda, fu trasformato in pietra come punizione per aver lavorato la domenica.

(138) La grotta di Otok (in sloveno Otoška jama)

e' una grotta carsica, si trova nel paese di Veliki Otok, sulla strada che da Postumia porta a Predjama. La Grotta di Otok è una bellissima meta turistica che veniva sfruttata anche dai maestri del cinema sloveno e internazionale per via delle sue meraviglie eccezionali.

(139) Grotta Pivka e Grotta Nera

Sono le ultime due grotte del corso sotteraneo del fiume Pivka, prima che questo sparisca definitivamente per riapparire nel Cavernone di Planina. La Grotta Pivka è una grotta carsica, che si trova non lontano da Postumia. La Grotta Pivka fa parte del vasto sistema delle grotte di Postumia. L'ingresso nella grotta si trova vicino al campeggio di Pivka, proprio di fronte al ristorante Pivka jama. La Grotta Pivka offre una splendida vista sul fiume Pivka ed è l’unico posto nell’intero sistema dove si possono visitare le gallerie acquatiche. La passeggiata lungo la grotta ci svela i misteri della creazione delle gallerie sotterranee e una meravigliosa rappresentazione delle forze dell’acqua corrente. La grotta è legata alla Grotta Nera con una galleria artificiale lunga100 m. La Grotta Nera entusiasma con le sue forme. Orario delle visite: giugno, settembre: previo accordo; luglio, agosto: ogni giorno alle 11.00 e 14.00.

(140) Il Castello di Predjama

Il castello pittoresco, poderoso, provocante, misterioso e inespugnabile è incastrato nella parete verticale, alta 123 metri, e regna lì da più di 800 anni. Contribuisce al suo aspetto romantico l'idilliaco torrente Lokva che in profondità sotto il castello si perde nell'ipogeo. L'abitante più famoso del castello sicuramente fu il cavalier Erasmo di Predjama (dei Lueghi) che nel XI sec. oppose resistenza all'arbitrio imperiale. Ancora oggi sono vive le leggende che da un lato lo glorificano come cavaliere appassionato, bello e nobile, e dall'altra lo dimostrano come cavaliere malvagio, brigantesco, sorpreso alla fine dalla morte nel gabinetto. Il castello è accessibile da un solo lato, ma la leggenda vuole che il brigante Erasmo si approvvigionasse di viveri e bibite attraverso una galleria segreta che dal vecchio castello porta alla luce del sole. L'esercito imperiale per un anno e un giorno assediò il castello invano e Erasmo cedette solo per l'astuzia degli assediatori e del servitore corrotto. Oggigiorno potete scoprire la storia del castello e dei suoi proprietari nella torre d'ingresso. Tra i mobili delle altre parti del castello troverete una selezione di oggetti originali, ma anche di copie e modelli. La sala dei cavalieri è quella arredata più riccamente, mentre nella sala da pranzo conoscerete la vita al castello nel tardogotico. Nella sala rinascimentale al terzo piano sono esposti i trofei di caccia dell'ultimo proprietario del castello, il principe Windischgrätz.

(141) La grotta Križna jama

Si estende sull'estrema parte settentrionale della valle Loška dolina. E una grotta di fama mondiale che vanta ben 22 laghetti separati fra di loro da superbe formazioni calcaree. Nel mondo scientifico questa grotta e nota  per la pi ingente scoperta di ossa dell'orso delle caverne ormai estinto. Le bellissime gallerie si estendono su una lungezza di 8,8 chilometri, ricche  di staragmiti e stalattiti di bellezza imparagonabile. Per gruppi maggiori di persone possibilita di visitare la parte asciutta della grotta. Durata della visita un ora. Per gruppi di 5-7 persone possibilita di visitare la grotta con delle imbarcazioni. Durata della visita 4 o 7 ore.

(142) La grotta di Postumia

Le Grotte di Postumia sono un intreccio di 20 chilometri di gallerie e sale che sono state visitate in quasi 200 anni da oltre 33 milioni di visitatori, accompagnati da guide esperte. È la più grande grotta carsica classica e la grotta più visitata d'Europa. Nel 1872 nelle grotte vennero collocati i binari, e nel 1884 ci fu introdotta l’elettricità. Oggi, i visitatori possono soddisfare le loro curiosità sulle origini della grotta, visitando le gallerie e le sale e soprattutto osservando le concrezioni calcaree, stalagmiti o stalattiti pendenti, le colonne, le cortine e infinite sequenze di forme fantastiche. La grotta è facilmente accessibile e non presenta gradini o pendii ripidi; parte della visita si svolge in trenino, parte a piedi. Le Grotte di Postumia sono considerate la culla della speleobiologia. Il sistema ipogeo di Postumia e di Planina è la dimora di ben 85 specie di animali completamente adattate, il che lo rende il più grande ecosistema ipogeo del mondo e un gioiello di diversita' biologica. L'animale di gran lunga più famoso è sicuramente il proteo (Proteus anguinus).

(143) La grotta del Proteo - Il Vivaio

Nella sala di proiezione i visitatori possono vedere la presentazione multimediale del carso e del sottosuolo carsico. Nella prima parte cavernicola del vivaio è presentata la morfologia del sistema ipogeo di Postumia, nella seconda, la Galleria delle firme, mostra i rappresentanti più caratteristici della fauna cavernicola, il proteo e il coleottero.  

(144) Nanos

Nanos è un grande altopiano, lungo dodici e largo fino a sei chilometri, che divide la parte centrale dal litorale sloveno. Sui suoi fianchi ci sono tanti sentieri escursionistici. In cima c'è la baita Vojkova koča che offre ristoro dai primi di giugno a fine settembre, questo si trova immediatamente sotto la Pleša (1262 m), una delle cime del Nanos. La Pleša e' la cima piu' visitata. Ci sono due sentieri di diversa difficolta' che dal paese di Podnanos portano alla Pleša.

(145) Il lago selvaggio di Idrija (in sloveno Divje jezero)

La più grande particolarità idrologica del Geoparco di Idrija è Divje jezero ("Lago selvaggio"), situato tra l'argine di Kobila e la confluenza del fiume Idrijca con il suo confluente Zala, a ridosso della strada tra Idrija e Idrijska Bela. Divje jezero ha un'altitudine sopra il livello del mare di 330 metri. Si tratta di un tipo speciale di sorgente carsico: una sorgente valchiusana. Ha questo nome perché è di questo tipo la nota Fontana di Vaucluse vicino ad Avignone in Francia. L'acqua scorre nel lago da Idrijski Log, Koševnik e dall'altopiano di Črni Vrh, possibilmente anche da una parte di Križna gora e da Javornik, Mrzli Log, Široka dolina, Kanji dol e Vodice. L'entroterra di Divje jezero copre 65 km2.

(146) Basovizza 

Basovizza (Basoviza in dialetto triestino, Bazovica in sloveno) è una frazione del comune di Trieste, nella zona nord-est, sull'altopiano del carso, a 377 metri di altitudine. Uno degli edifici più pregevoli della frazione è la chiesa di Santa Maria Maddalena Penitente costruita nel 1857 al posto del precedente edificio di culto, del 1335. Presso Basovizza sono state costituite due importanti istituzioni scientifiche a livello internazionale: l'osservatorio astronomico di Trieste ed il sincrotrone ELETTRA, uno dei più importanti progetti di studio sull'atomo condotti dalla ricerca italiana. Nei pressi della località si trova un monumento che ricorda quattro membri del TIGR sloveni condannati a morte dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato nel 1930. In loco si trova anche la foiba di Basovizza in cui furono gettati numerosi italiani trucidati dai partigiani jugoslavi e su cui è stato collocato un monumento a ricordo di tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945. Nel 1992 il presidente delle Repubblica Italiana Scalfaro a dichiarato il pozzo munumento nazionale.

(147) Trieste

Trieste, affacciata sull'omonimo golfo nella parte più settentrionale dell'Alto Adriatico, si colloca fra la penisola italiana e la penisola istriana, distante qualche chilometro dal confine con la Slovenia. Il territorio cittadino è occupato prevalentemente da un pendio collinare che diventa montagna anche nelle zone limitrofe all'abitato; si trova ai piedi di un'imponente scarpata che dall'altopiano del carso a 458 metri sul livello del mare, digrada bruscamente verso il mare. Il comune di Trieste è diviso in varie zone climatiche a seconda della distanza dal mare o dell'altitudine. Al di sotto delle arterie stradali cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla seconda metà del Settecento, vennero incanalati in apposite condutture ed ancora oggi percorrono i sotterranei delle odierne via Carducci (precedentemente via del Torrente, appunto), via Battisti (ex Corsia Stadion), viale XX Settembre (ex viale dell'Acquedotto), via delle Sette fontane o piazza tra i Rivi. A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico con l'Istria. Inoltre l'attuale zona cittadina compresa tra la stazione ferroviaria, il mare, "via Carducci" e Piazza della Borsa, il Borgo Teresiano, venne edificata nel XVIII secolo dopo l'interramento delle precedenti saline per ordine dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria.

(148) Il castello di Miramare

Il Castello di Miramare e il suo Parco sorgono per volontà dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo che decide, attorno al 1855, di farsi costruire alla periferia di Trieste una residenza consona al proprio rango, affacciata sul mare e cinta da un esteso giardino. Affascinato dall’impervia bellezza del promontorio di Grignano, uno sperone carsico a dirupo sul mare, quasi privo di vegetazione, Massimiliano ne acquista vari lotti di terreno verso la fine del 1855. La posa della prima pietra del Castello avviene il 1° marzo 1856. Alla Vigilia del Natale del 1860 Massimiliano e la consorte, Carlotta del Belgio, prendono alloggio al pianoterra dell’edificio, che a quella data presenta gli esterni del tutto completati, mentre gli interni lo sono solo parzialmente, in quanto il primo piano è ancora in fase di allestimento. Il palazzo, progettato dall’ingegnere austriaco Carl Junker, si presenta in stile eclettico come professato dalla moda architettonica dell’epoca: modelli tratti dai periodi gotico, medievale e rinascimentale, si combinano in una sorprendente fusione, trovando diversi riscontri nelle dimore che all’epoca i nobili si facevano costruire in paesaggi alpestri sulle rive di laghi e fiumi. Nel Castello di Miramare Massimiliano attua una sintesi perfetta tra natura e arte, profumi mediterranei e austere forme europee, ricreando uno scenario assolutamente unico grazie alla presenza del mare, che detta il colore azzurro delle tappezzerie del pianoterra del Castello, e ispira nomi e arredi di diversi ambienti. La realizzazione degli interni reca la firma degli artigiani Franz e Julius Hofmann: il pianoterra, destinato agli appartamenti privati di Massimiliano e Carlotta, ha un carattere intimo e familiare, il primo piano è invece quello di rappresentanza, riservato agli ospiti che non potevano non restare abbagliati dai sontuosi ornati istoriati di stemmi e dalle rosse tappezzerie con il simboli imperiali.

(149) Monrupino (in sloveno Repentabor)

Il comune di Monrupino (Repentabor nella lingua slovena), con i suoi 880 abitanti, è il più piccolo nella provincia di Trieste. Il suo territorio si estende per 12,68 kmq è confina con i comuni di Trieste e Sgonico, nonché con la Repubblica di Slovenia (nello specifico con il comune di Sežana). La configurazione territoriale è pressoché triangolare. A nord i rilievi sono più alti (sopra i 500 m). Il colle più alto è il Golec (533 m). Nella parte centrale si trovano i paesi Repen e Col, mentre a sud si trova la località di Fernetti-Fernetiči. A sudovest il terreno scende fino a raggiungere i 300 m s.l.m. Innumerevoli gli esempi di archiettura rurale, con molti ingressi decorati compresa una grande cisterna pubblica. Si sono conservati anche taluni tetti di scandole di pietra. Molte infine le possibilità di escursioni e passeggiate in una natura ancora intatta ove vivono molte specie di animali. Repen e Col conservano numerose testimonianze dell'architettura carsica, edifici completamente costruiti con la pietra locale, il calcale, dai caratteristici tetti e sono due ottimi punti di partenza per passeggiate ed escursioni sul monte Lanaro, una delle zone meglio conservate e più ricche di fauna selvatica dell'intero Carso triestino. Nei ristoranti, trattorie e "osmizze", segnalate da un ramo d’edera appeso sulla porta di casa, è possibile gustare il vino terrano e le specialità culinarie tipiche del Carso. 

(150) La Rocca di Monrupino - Tabor

è un esempio di chiesa fortificata risalente al 15° secolo con aggiunte e restauri successivi. Dall'alto si domina tutto il Carso triestino e lo sguardo può spingersi fino alla Valle del Vipacco (Slo).

 

(151) La casa carsica di Repen

A Repen, si trova la Casa carsica, primo museo dedicato alla vita rurale del Carso, che si compone di un edificio mantenuto intatto nel tempo, dove si possono vedere gli attrezzi agricoli e i mobili del secolo scorso. La Casa Carsica rappresenta sicuramente un esempio ben conservato della tipica architettura carsica: Il tetto in lastre calcaree sormontato da un maestoso e imponente camino, finestre riquadre con inferriate, alcune porte con traversi triangolari e rettangolari, gradinata in pietra per accedere al ballatoio ed il cortile delimitato da un muro di pietra. La cucina lastricata in pietra è l'ambiente più vivace e vi sono sistemati il forno per il pane, il focolare aperto ed una nicchia per il mastello d'acqua. Gli altri vani sono più semplici. Tutte le stanze sono arredate con oggetti ed arnesi autentici. Nel complesso architettonico sono comprese anche la stalla, il pollaio, il letamaio, il fienile e l'edificio per gli attrezzi. La Casa Carsica è teatro della più grande manifestazione etnografica del Carso, le Nozze Carsiche - Kraški Ohcet,  rievocazione di un antico rito, il cui cerimoniale risale all'incirca alla seconda metà dell'Ottocento e che si celebra a cadenza biennale nell'ultima settimana del mese di Agosto.

(152) Sgonico (in sloveno Zgonik)

Il comune occupa una porzione centrale del Carso triestino e tipicamente carsiche sono sia la flora sia la fauna. Di forma pressoché rettangolare, è chiuso ad Est da una fila di non elevati rilievi che segnano il confine con la Slovenia. La massima altitudine è rappresentata dal Monte Lanaro (544 m). La parte occidentale del territorio è pianeggiante, ma costellata da numerose doline, alcune anche di ampie dimensioni. Gli unici esempi di bacini d'acqua di superficie sono alcuni modesti stagni. 

(153) Giardino botanico Carsiana

Il Giardino botanico Carsiana sorge nel comune di Sgonico, in Provincia di TriesteFondata nel 1964  per l'iniziativa di alcuni studiosi e appassionati triestini della flora carsica : il dott.Gianfranco Gioitti, il dott.Stanislao Budin, il Prof.Livio Poldini, raccoglie le specie più caratteristiche dell'ambiente naturale in cui si trova, ovvero il Carso. Carsiana ha sede in una dolina di 6.000 metri quadrati posta nelle vicinanze della strada provinciale che collega il capoluogo comunale con Gabrovizza e ospita più di 600 specie botaniche. Le collezioni botaniche sono sistemate in modo da massimizzare la godibilità della fruizone da parte del pubblico, ricreando gli ambienti naturali, e per questo si è rinunciato alla disposizione classica secondo sistematica botanica.La vegetazione presente è stata suddivisa in sette zone che rispecchiano le differenze che si possono riscontrare nell'ambiente carsico:

  • la flora dei ghiaioni
  • la boscaglia carsica caratterizzata da carpino nero, frassino e ginepro
  • la landa carsica
  • la zona delle rupi mediterranee
  • le zone lacustri (attraverso la costruzione di apposite vasche)
  • le zone dell'Alto Carso
  • le zone tipiche delle doline.

Il giardino è aperto solo dalla primavera all'autunno.

(154) Duino-Aurisina

Il territorio include parte del Carso costiero, affacciato sull'insenatura più settentrionale del mar Adriatico, il golfo di Panzano, fungendo da collegamento tra il polo di Trieste e l'area friulana, nonché tra il Carso interno ed il mare. Immerso in un ambiente carsico il comprensorio comunale è caratterizzato dagli elementi tipici di questo ambiente: doline, grotte, foibe ecc. Anche la flora e la fauna sono quelle tipiche del Carso. Il punto più elevato del territorio comunale è rappresentato dai 343 mt del Colle di Ternova. Lungo la fascia costiera il clima e la vegetazione sono invece di tipo mediterraneo, e vi si trova anche la Riserva naturale delle Falesie di Duino, istituita nel 1996.

(155) Il castello di Duino

Rroccato su uno sperone carsico a picco sul mare, con un panorama mozzafiato su tutto il golfo di Trieste, il castello di Duino è un'affascinante meta turistica: la sua bellezza è accresciuta anche da quell'atmosfera calda e gioiosa che la presenza dei proprietari, i componenti la nobile famiglia dei principi della Torre e Tasso (Thurn und Taxis), conferisce alla storica dimora, rendendola viva, lontana dalla fredda austerità "museale". Ricchissimo di storia che si intreccia con leggende popolari, legato in modo indissolubile con il passato del territorio circostante, testimone di gloriosi eventi storici e di visite di personaggi illustri, il castello di Duino, a pochi chilometri da Trieste, possiede un fascino romantico senza eguali. Il grande parco (dove si possono ammirare distese multicolori di fiori di ogni specie che creano pittoreschi e suggestivi giochi cromatici nella classica vegetazione mediterranea), è impreziosito dai suoi viali romantici, pieni di statue e reperti archeologici, dalle terrazze e dagli spalti aperti sull'immensità del mare. Più di 18 sale del castello sono visitabili e ricche di preziose testimonianze sulla storia della famiglia dei Principi della Torre e Tasso. Su richiesta si possono organizzare anche delle visite guidate (servizio anche in lingua). Il castello è dotato di bar e book-shop. Da vedere la scala del Palladio, capolavoro di architettura, e il fortepiano del 1810 (suonato da Listz). Dai bastioni a picco sul mare e dalla torre trecentesca si può godere di un suggestivo panorama. Un percorso turistico, inoltre, si addentra nel bunker, costruito nel 1943 per la Kriegsmarine tedesca a difesa della base di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato. Sfruttato, poi, come rifugio antiaereo e successivamente dotato di cannone, a fine guerra venne trasformato dall'esercito inglese (1945-1954) in deposito carburante. Dal 2006 è aperto al pubblico. Grazie a pazienti e delicati lavori di recupero e di restauro conservativo, è stato trasformato in un suggestivo mini-museo con cimeli d'epoca che sono esposti in una grande sala (ben 400 metri quadrati) scavata a 18 metri di profondità.  Il Castello di Duino è concesso dai proprietari anche come location per cene di gala, cene di matrimonio, convegni, mostre d'arte, concerti, riprese fotografiche e cinematografiche, eventi culturali ed incontri enogastronomici. 

Curiosita': La leggenda racconta di una Dama Bianca che fu gettata dal marito malvagio dalle mura di un antico castello. Ma il cielo ebbe pietà di lei e le diede un corpo di roccia prima che si infrangesse sugli scogli. Si dice che la sua anima sia ancora là, in una rupe a picco sulla baia, presso i resti dell'antico maniero di Duino, e che certe notti prenda vita e vaghi senza pace. 

Si dice anche che nel castello antico si fosse fermato Dante, da cui prende il nome uno scoglio. In passato il castello di Duino ha ospitato grandi artisti come Strauss, Liszt, D'Annunzio, Twain e Rilke: proprio al grande poeta praghese è intitolata la spettacolare passeggiata panoramica di circa 2 Km che, a picco sul mare, porta fino alla baia di Sistiana.

(156) La grotta Gigante

è una grotta carsica, aperta al turismo già dal 1908, situata sull'altipiano del Carso, a pochi chilometri dalla città di Trieste, nella regione Friuli Venezia Giulia (Italia). La Grotta Gigante presenta tre ingressi naturali costituiti da ripide gallerie. Due di questi sono stati attrezzati con comode e sicure  scalinate e vengono utilizzati come ingresso e uscita del percorso turistico. La parte più imponente della cavità è rappresentata dalla Grande Caverna, una camera sotterranea di forma ellissoidale alta 98,5 m, lunga167,3 m e larga 76,3 m, il cui fondo si trova a 115 m sotto la superficie e circa 160 m sopra il livello del mare. Per le sue eccezionali dimensioni la Grotta Gigante è stata inserita nel 1995 nel Guinness dei Primati come “grotta turistica contenete la sala più grande al mondo”La particolare forma e l’enorme volume della Grande Caverna sono probabilmente dovuti alla fusione di due antiche gallerie sovrapposte. Sarebbe infatti crollato in epoche remote il pavimento di roccia che separava due distinte cavità, dando origine all’unica enorme sala oggi esistente. Lungo i fianchi della caverna si aprono gli ingressi di due gallerie secondarie pseudo-orizzontali lunghe rispettivamente 60 metri e 80 metri e di un ramo laterale che si sviluppa in profondità per 160 metri raggiungendo quasi il livello del mare. Questi rami secondari non fanno parte del percorso turistico. La visita alla Grotta Gigante, a cui si accede accompagnati da guide specializzate, dura circa 1 ora.

(157) Il sentiero Rilke

è una passeggiata panoramica che costeggia la Riserva naturale delle Falesie di Duino.È di proprietà di Alessandro della Torre e Tasso e il 15 aprile 2013, alla scadenza della concessione trentennale a favore delle amministrazioni locali concessa dal padre principe Raimondo ad un prezzo simbolico (0,52 € all'anno), ha provveduto a impedirne l'accesso a residenti e turisti. Congiunge le località di Duino e Sistiana, entrambe nel territorio del comune di Duino-Aurisina, in provincia di Trieste, ed è intitolato a Rainer Maria Rilke. Il poeta praghese vi trovò ispirazione per le sue Elegie duinesi al tempo in cui visse, ai primi del '900, ospite del castello dei principi Torre e Tasso.

(158) Doberdò del Lago

Il Comune di Doberdò del Lago si estende su una superficie di 31,39 km2 (nel 1910 10,49 km2) e quindi comprende quasi la metà dell'omonimo altipiano. L'altezza sopra il mare va da 1 a 236 m. A nord confina con i Comuni di Sagrado e Savogna d'Isonzo, ad est si estende fino al confine statale con la Slovenia che alla distanza in linea d'aria di un chilometro scorre a fianco del Vallone.

(159) Il lago di Doberdò

l lago di Doberdò, assieme al lago di Circonio (Slovenia), è uno dei pochi esempi in Europa di lago stagno carsico. Il livello delle sue acque è variabilissimo e in relazione con le portate dei fiumi Vipacco ed Isonzo, le cui acque lo alimentano attraverso il sistema ipogeo del carso goriziano.. L'alimentazione avviene tramite sorgenti carsiche di cui la principale è posta all'estremità occidentale del lago. All'estremità orientale, invece, vi sono numerosi inghiottitoi, tanto che in quella zona soprattutto in regime di piena si viene spesso a creare un sistema di correnti, anche di notevole velocità. Durante i periodi di magra del Vipacco e dell'Isonzo il livello cala moltissimo e la superficie lacustre libera (non occupata dal canneto) si limita a canali e a ''pozze'' circolari di pochi metri di diametro anche notevolmente profonde. In talune occasioni (estati con grande secco) si può assistere al totale o quasi totale prosciugamento dei canali e delle pozze tranne che nelle zone poste alle immediate vicinanze delle polle di risorgiva e degli inghottitoi in cui persitono condizioni normali.

(160) Il santuario di Monte Grisa

Il Tempio Mariano di Monte Grisa è una costruzione straordinaria, che con la sua mole domina la città di Trieste ed il suo meraviglioso golfo; con la sua imponenza e sobrietà sembra sbocciato dalla viva roccia del costone carsico e dal verde cupo dei pini e che varrebbe la pena di visitare solo per ammirare lo stupendo panorama, che dal piazzale si spalanca sul mare immenso disteso tra Aquileia, Miramare e Pirano. Ma se è vero che il luogo dove sorge è tra i più belli del Carso Triestino, Monte Grisa è soprattutto un'oasi di preghiera, di propiziazione e di perdono per quanti salgono fin costì in cerca di spirituale rinnovamento e di pace ristoratrice. Nel 1945 l'arcivescovo di Trieste Mons. Santin fece un voto per la salvezza della città. Nel 1948 venne pubblicata sulla rivista "Settimana del Clero" la proposta di Mons. Strazzacappa di realizzare il Tempio di Trieste con interesse nazionale chiamandolo Tempio di tutte le diocesi d'Italia. Nel 1959, Papa Giovanni XXIII decideva che l'erigendo Tempio sarebbe stato dedicato a Maria Madre e Regina e secondo lo spirito dei tempi nuovi un simbolo ed un'implorazione all'unione fra i popoli, in particolare fra l'Occidente e l'Oriente; così da aprile a settembre di quell'anno ebbe luogo quell'anno ebbe luogo quel "pellegrinaggio delle meraviglie", che per l'affluenza delle masse al passaggio della Madonna nei singoli capoluoghi, fu giustamente chiamata "la più grande missione fatta in Italia".

(161) Contovello

Si trova sul ciglione dell’Altopiano Carsico, a poca distanza dalla frazione di Prosecco e praticamente sopra la frazione di Miramare, raggiungibile tramite un pittoresco sentiero che sbocca nella stazione omonima. È abitato prevalentemente dalla comunita' etnica slovena. Prima dell'annessione all'Italia nel 1918, più del 95% della popolazione era di madrelingua slovena. Nei pressi del cimitero si trova Il Castello di Moncholano o Torre di Prosecco, a picco sul mare, immediatamente sopra il castello di Miramare. Originariamente conosciuto appunto come Castello di Moncholano, divenne poi noto con il nome di Torre di Prosecco, dal nome della località vicina (in quanto l'abitato di Contovello fu fondato successivamente in relazione proprio alla presenza del fortilizio), questi nel rinascimento fu identificato con l'antico castello Pucino e da allora dà il nome ad uno dei vini più famosi al mondo, il Prosecco.

(162) Progetto CARSO-KRAS

Il progetto è attuato sul territorio del Carso ed ha il compito di promuovere l'integrazione territoriale sostenibile dell'area omogenea del Carso come una delle più importanti aree a cavallo del confine tra Italia e Slovenia. L'attuazione delle attività ha come obiettivo la gestione sostenibile delle risorse naturali e la coesione territoriale secondo strategie condivise a livello transfrontaliero. Saranno predisposte delle “linee guida” a disposizione delle pubbliche amministrazioni locali (i Comuni del Carso e le Province di Trieste e Gorizia) per favorire l’adozione di criteri uniformi nella pianificazione dello sviluppo territoriale e della gestione sostenibile delle risorse naturali e ambientali (Studio sulla pianificazione territoriale del Carso, Piano strategico integrato per lo sviluppo del Carso, Linee guida congiunte per il regolamento edilizio nei comuni del Carso, Linee guida per il risparmio energetico nelle pubbliche amministrazioni del Carso, Studio sul Carso, Linee guida per la gestione delle aree naturali del Carso, Studio di fattibilità per la realizzazione del geoparco del Carso), coniugando la conservazione della natura e del patrimonio ambientale con le esigenze di sviluppo socioeconomico e di qualità della vita delle popolazioni locali.  Sono previsti diversi interventi specifici in grado di migliorare l'attrattività del territorio, la preparazione di una mappa del rischio di incendi boschivi e la creazione di numerose reti di cooperazione permanente: una rete di centri di informazione e il Museo Vivente del Carso, una rete di sentieri e strade, attrazioni e itinerari. Si prevede inoltre la creazione di una struttura permanente per la futura cooperazione tra enti locali per la gestione del territorio, che potrà essere istituzionalizzata in forma di Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale o in forma di tavolo permanente per lo sviluppo congiunto e transfrontaliero del Carso. I 16 partner del progetto assieme al LP (Comune di Sežana) si impegneranno in modo efficace e di qualità nella gestione e nella visibilità del progetto (tramite un piano di comunicazione, materiale informativo, immagine grafica integrata, sito web, presentazioni, conferenze, ecc.). 

(163) Malchinia

Il paese di Malchina subì, similmente ai paesi di Ceroglie e di Visogliano, gravi distruzioni durante entrambe le guerre mondiali. Nel corso della prima venne seriamente danneggiato il tamburo del campanile della chiesa di S. Nicolò (eretta nel 1796); nel 1944, invece, l'intero abitato subì la violenza nazifascista e fu incendiato, come ricorda anche una targa posta nella piazza principale. Allora rimasero in piedi soltanto alcune parti di rari edifici e il paese conserva pertanto scarse testimonianze del passato.

(164) Opicina

è una frazione del comune di Trieste situata interamente nel CarsoNel 1942 venne ribattezzata Poggioreale del Carso. Tale denominazione venne sostituita solo nel 1966 con quella di Villa Opicina, che però nell'uso corrente è usata quasi esclusivamente per definire l'importante stazione ferroviaria adiacente, e non il paese stesso. Si tratta di una delle frazioni maggiormente abitate da cittadini della minoranza slovenia in Italia, fatto facilmente riconoscibile anche dalla presenza di pressoché tutte le indicazioni nel duplice idioma, italiano e sloveno. Lo stesso nome deriva dallo sloveno "ob pecini" che vuol dire "presso il buco (caverna)" vista la presenza di numerose grotte ed anfratti. Il primo insediamento di Opicina sembra che sorgesse sulla cima del monte sopra l'obelisco dove oggi c'è una cisterna dell'acquedotto del Carso ma a causa della forte esposizione della bora gli antichi abitanti decisero di spostare l'insediamento giù in conca appunto dove ora si trova l'odierna Opicina. I resti dell'insediamento erano ben visibili fino alla prima guerra mondiale ma furono cancellati del tutto durante i lavori di fortificazione delle creste attorno a Trieste da parte dell'esercito imperial-regio per timore di una possibile invasione da parte degli italiani. Dista peraltro pochissimi chilometri dalla frontiera della Slovenia da cui è separata solo dal comune di Monrupino. Secondo l'ultimo censimento austriaco del 1911, l'89,0% della popolazione era di madrelingua slovena e il 7,3% di madrelingua italiana. Negli ultimi anni l'incremento demografico dovuto ai nuovi insediamenti di nuclei familiari di lingua italiana ha notevolmente ridotto il rapporto. 

Uno dei motivi per cui è conosciuta è il fatto di essere la stazione di arrivo del Tram de Opcina, cioè di una delle poche tranvie europee dapprima a cremagliera e poi trasformata in funicolare per riuscire a superare il notevole dislivello presente dal centro cittadino di Trieste sul mare a questa frazione. 

All'entrata della frazione è anche presente uno dei punti che garantiscono la migliore vista panoramica della città di Trieste, il cosiddetto Obelisco, chiamato così perché nel 1830 fu eretto un monumento di questo tipo in onore dell'imperatore Francesco I, che nel settembre dello stesso anno inaugurò la strada nuova per Opicina, la quale garantiva un accesso alla frazione meno ripido di quello della via Commerciale (strada vecchia per Opicina), costruita nel 1777, e che proseguiva poi con la nuova strada per Vienna, completata nel 1780.

Dall'Obelisco parte anche uno dei sentieri più frequentati di Trieste, la Strada Napoleonica (il cui vero nome è strada Vicentina, dal cognome dell'ing. Vicentini che ne progettò il tracciato) che, con un percorso di circa 4 km, porta sino alla frazione di Prosecco, correndo lungo il ciglione carsico, alta rispetto al mare, con dei bei panorami su Trieste e sul golfo.

(165) Foiba di Basovizza

La Foiba di Basovizza e' stata dichiarata monumento nazionale nel 1992.

 

(166) Il Colle di San Giusto (patrono di Trieste)

Il Colle di San Giusto è situato nel cuore della città di Trieste, a poche centinaia di metri dalla centrale Piazza Unità. Rappresenta l'anima della Trieste medievale: nei secoli XIV e XV, infatti, qui furono erette una fortezza e una cinta muraria. Dal colle, dominato dal castello e dalla cattedrale di San Giusto, è possibile ammirare un suggestivo panorama sulla città e sul golfo.
Il Castello di San Giusto, uno dei monumenti simbolo di Trieste, fu realizzato tra il 1471 e il 1630 e ampliato in epoche successive. Presenta una pianta irregolare e grossi bastioni di diverse origini. All'interno, sono visitabili il Civico Museo di Storia ed Arte, l'Orto Lapidario e i Giardini del Capitano: tre sezioni ordinate con criterio tematico e cronologico che presentano un'esposizione permanente di materiali di varie epoche. 
La cattedrale, invece, è stata realizzata nel XVI secolo dalla fusione di due basiliche già erette tra il IX e il X secolo. Esternamente è impreziosita da un rosone gotico in pietra bianca, mentre internamente appare come una basilica a cinque navate, ricca di opere d'arte e di mosaici sull'abside e sulle pareti.
Sul Colle di San Giusto sono visibili anche il Foro, la Basilica Forense (risalente al II secolo a.C., ma riportata alla luce intorno al 1930) e il Tempio Capitolino, che si pone alla base del campanile trecentesco della cattedrale. 

(167) Cimitero austro-ungarico di Aurisina

A pochi chilometri dal Museo all'aperto del Monte Ermada è possibile visitare il cimitero austro-ungarico di Aurisina. Nonostante si trovi a poche decine di metri dall'autostrada A4, per raggiungerlo è necessario seguire un sentiero segnalato (CAI 32) che parte dall'abitato di Aurisina. Dopo aver attraversato il sottopassaggio autostradale, si apre un prato che al termine, leggermente sulla sinistra, conduce in fondo alla dolina dove si trova il cimitero. Circondato da un muro di pietra, il camposanto raccoglie le spoglie di 1934 soldati austro-ungarici caduti nel periodo della Grande Guerra nella zona compresa tra Monfalcone ed il Monte Ermada. Sul prato sono disposte con ordine le croci in pietra grezza che riportano anche le generalità del caduto.  Il cimitero austro-ungarico di Aurisina è oggi in ottime condizioni grazie al lavoro compiuto dapprima dall'associazione Giovani Pompieri dell'Austria Superiore (nel 1974-75) e poi dall'Associazione Croce Nera d'Austria (nel 1993, 1996, 2010 e 2012), da sempre impegnata nel recupero e mantenimento di cimiteri e sacrari dove riposano soldati loro connazionali.

(168) Il Faro della Vittoria

Il Faro della Vittoria di Trieste, inaugurato nel 1927, su progetto dell'architetto A. Berlam, fu costruito sui resti di un bastione dell'antico forte austriaco, risalente alla metà dell'Ottocento.  Il Faro della Vittoria, oltre alla sua funzione di guida alla navigazione notturna nel Golfo di Trieste, è un monumento commemorativo dedicato ai marinai caduti durante la Prima Guerra Mondiale.  Alto 70 metri, rivestito all'esterno in blocchi di pietra del Carso e dell'Istria, il Faro di Trieste è sovrastato da una cupola che ospita l'elemento illuminante dell'intensità media di 1.250.000 candele, con una portata di 34-35 miglia. Corona l'apice della cupola la statua in rame della Vittoria Alata. La parte ornamentale è completata dall'imponente figura del marinaio, in pietra di Orsera, sotto la quale si trova l'ancora del cacciatorpediniere Audace, nave italiana che per prima attraccò al porto di Trieste nel novembre del 1918. 

(169) Piazza Unita' d'Italia - Trieste

Piazza Unità d'Italia, il salotto di Trieste, è la piazza più estesa d'Europa che si affaccia sul mare. Inizialmente si chiamava piazza San Pietro, poi piazza Grande. Il nome piazza Unità lo assunse quando Trieste fu annessa al Regno d'Italia dopo il 1918. Nel 1955, quando Trieste tornò nuovamente all'Italia con lo scioglimento del territorio libero di Trieste, la piazza prese il nome attuale.
Nel periodo 2001-2005 è stata ristrutturata completamente e pure i palazzi presenti sono stati oggetto di restauro. La pavimentazione in masegno è stata sostituita da sottili blocchi in arenaria, la fontana dei Quattro continenti è stata posta nella sua posizione originaria davanti all'ingresso principale del municipio e, sul lato mare, è stato installato un sistema di illuminazione con led luminoso blu a ricordo dell'antico mandracchio, interrato tra il 1858 e il 1863.
Osservando la piazza dal lato mare, in senso orario, si affacciano sulla piazza questi palazzi: il palazzo della Luogotenenza austriaca, ora sede della Prefettura, caratterizzato da mosaici che ora raffigurano lo stemma della casa sabauda che sostituiscono quelli originari che raffiguravano lo stemma imperiale austro-ungarico; poi il palazzo Stratti, dove si trova il caffè degli Specchi, storico caffè triestino; il palazzo Modello; il municipio sulla cui torre municipale ci sono due automi bronzei, "Mikeze e Jakeze" che fanno udire i loro rintocchi allo scoccare delle ore; palazzo Pitteri, il più antico palazzo della piazza, il palazzo Vanoli, sede di un prestigioso albergo e il palazzo della compagnia di navigazione Lloyd Austriaco di Navigazione, poi Lloyd Triestino, ed ora sede della Regione.
Fontana dei Quattro Continenti:
Costrutita tra il 1751 e il 1754 è stata costruita la fontana dei Quattro Continenti, che doveva rappresentare Trieste come la città favorita dalla fortuna grazie all'istituzione del porto franco. Il mondo è rappresentato daquattro statue alleforiche che richiamano i tratti delle persone che vivevano nei quattro continenti a quel tempo conosciuti (Europa, Asia, Africa e America).
Nel 1938, in occasione della visita di Benito Mussolini, la fontana fu rimossa e custodita all'Orto Lapidario. Fu rimessa nella piazza appena nel 1970, anche se in una posizione diversa rispetto all'attuale che rispecchia l'originale.

(170) Il Borgo Teresiano

Il Borgo Teresiano, anche detto Città Nuova (per distinguerlo dall’adiacente città vecchia) è un quartiere sito nel pieno centro di Trieste. Esso comprende l’ampia zona che va’ da Scorcola e dalla stazione dei treni fino ai dintorni di Piazza Unità d’Italia (Riva Tre Novembre e Piazza Verdi). Esempio urbanistico di grande pregio, con l’ordinato intersecarsi delle sue vie ortogonali e perpendicolari, fu voluto dall’Imperatore d’Austria Carlo VI in seguito alla proclamazione del Porto Franco nel 1719 (nel 1717 lo stesso Carlo VI aveva stabilito la libera navigazione sul mare Adriatico e, due anni dopo, aveva concesso a Trieste e a Fiume la dicitura di porti franchi dell’Impero, che ne determinò la prosperità commerciale ed economica, a totale vantaggio dell’Austria, visto che fino a quel momento i commerci via acqua in Europa potevano contare quasi esclusivamente sulla via del fiume Danubio). Quale centro nevralgico del nuovo quartiere venne scelta la zona dove precedentemente si trovavano le antiche saline della città, fatto che procurò non pochi problemi nella messa in opera dei lavori di costruzione. Fu sotto Maria Teresa (la prima Imperatrice d’Austria, proclamata tale alla morte del padre Carlo VI, il quale, privo di eredi maschi, decretò per tempo che al momento della sua dipartita gli sarebbe succeduta la figlia), però, che la zona assunse la conformazione attuale, soprattutto per quanto riguarda il Canal Grande, costruito tra il 1750 e il 1756 per volere espresso dell’Imperatrice, che, con grande senso pratico, intuì le necessità di far arrivare le merci direttamente in città, il più vicino possibile ai magazzini aperti nei piani terreni degli edifici. 

Vicino ai canali vennero fatte costruire delle abitazioni, generalmente composte di tre piani, appositamente erette per i commercianti: per ordine imperiale, al pianterreno si trovavano i magazzini, al primo piano gli uffici, al secondo l’abitazione del proprietario e, al terzo, quella dei componenti meno stretti della famiglia. canali, inizialmente, permettevano l’attraversamento tramite ponti girevoli; solamente alcuni anni dopo venne costruito il Ponterosso (da cui, in seguito, prese il nome l’intera piazza), un ponte levatoio in legno, cosiddetto per via del suo colore. Il ponte venne sostituito con uno simile nel 1778 e con uno girevole in ferro nel 1840; infine, nel 1925, venne edificato quello definitivo in muratura. E’ interessante notare che altri due ponti affiancarono quello principale per molti anni, in modo da far fronte al crescente traffico cittadino: il primo all’imbocco del canale, fu detto “ponte verde”, mentre il secondo, a metà strada tra i due, venne detto “ponte bianco”. I nomi e la disposizione dei ponti non furono altro che l’ennesima dimostrazione del nazionalismo triestino e della volontà di essere annessi all’Italia quanto prima. Inizialmente il canale era più lungo di come si presenta oggi e le sue acque lambivano la Chiesa si Sant'Antonio Taumaturgo. Solo nel 1934, interrando la sua parte terminale con le macerie derivanti dalla demolizione della città vecchia, venne formata l’attuale Piazza Ponterosso.

(171) La risiera di San Sabba

Il Civico museo della risiera di S. Sabba si trova in un edificio, costruito nel 1898 per la pilatura del riso, che fu utilizzato dopo l'autunno del 1943 dagli occupanti nazisti come Campo di detenzione di polizia (Polizeihaftlager), destinato sia allo smistamento dei deportati razziali e politici in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani e detenuti politici italiani, sloveni e croati. Nel 1944 entrò in funzione anche un forno crematorio. Dichiarato Monumento Nazionale nel 1965, il complesso della Risiera è stato ristrutturato dall'architetto Romano Boico e trasformato in civico museo nel 1975. Sono rimaste inalterate le 17 celle e quella della morte. Vi trovano spazio una mostra storica permanente e una biblioteca. La Sala delle Croci espone una selezione di beni razziati agli ebrei triestini, donati dalla Comunità Ebraica di Trieste; la Sala del Museo presenta oggetti e documenti donati dagli ex deportati dell'ANED (Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti).

(172)  La Riserva Naturale della Val Rosandra

La Riserva ricopre una superficie di circa 746 ettari e racchiude una valle fortemente incisa dal torrente Rosandra, che, essendo un'area di contatto tra il territorio alpino e il mare, ospita numerose specie animali, alcune centro europee ed altre tipiche dell'ecosistema mediterraneo. È un territorio di straordinario interesse per gli anfibi e i rettili e per l'avifauna che vive e nidifica nelle zone boscose. I due versanti della valle presentano caratteri geologicamente molto differenti: sul versante a nord est, soleggiato e caratterizzato da pareti verticali in flysch, predomina un clima caldo e mite; mentre sull'opposto versante a sud ovest, in ombra ed esposto al vento, con grandi ghiaioni, prevale un clima freddo. L'area rappresenta una via preferenziale per la discesa della Bora dall'entroterra alla zona costiera. Numerosi itinerari guidano gli escursionisti alla scoperta di grotte con antiche iscrizioni, di resti di antichi castelli e castellieri, costeggiando i ruscelli e i punti panoramici da dove si gode di una straordinaria vista sul golfo di Trieste. Degni di nota sono anche la cascata alta 36 metri del fiume Rosandra, i resti dell'acquedotto romano, e una ex-ferrovia, il cui tracciato ferroviario è stato attualmente trasformato in una pista ciclopedonale.

(173) Parco della storia militare di Pivka

Presso il Parco della storia militare è possibile visitare la collezione di carri armati e artiglieria. Si tratta soprattutto di carri armati, vetture e mezzi di trasporto blindati, semoventi , speciali vetture anfibie e veicoli da combattimento della fanteria. Il Commando, l'edificio centrale delle vecchie caserme di Hrastje, ospita la collezione permanente Regio Carsica Militaris che riassume l'eredita plurimillenaria dell'esercito e delle fortificazioni dell'importante area strategica porta di Postumia. Altri edifici ospitano diverse collezioni permanenti, e volendo, si può percorrere il Sentiero circolare della storia militare oppure il sentiero verso le fortificazioni del Vallo alpino. Ogni settembre organizzano il Festival della storia militare e illustrano una delle battaglie storiche (Battaglia napoleonica di Razdrto, Battaglia per la kota 110). La conquista più recente è il sottomarino P-913 Zeta, visibile anche all'interno.

(174) La chiesa di Santa Maria in Siaris

Sorge in Val Rosandra, nel bel mezzo del ghiaione che scende dal ciglione carsico, che è in definitiva anche confine naturale tra l’altopiano carsico e l’Istria. Da qui la vista spazia sulla valle sottostante fino al paese di Bottazzo. Santa Maria in Siaris potrebbe essere la chiesa più antica del Carso, fondata forse sulle basi di una torre, risulta esistere dal 1200. La costruzione dell’edificio in un punto così impervio ha fatto pensare al sentiero di collegamento tra il mare e la parte interna del territorio, la "via del sale", per altro sfruttata successivamente perfino da una linea ferroviaria.

(175) Il castello di Mocco'

Si trova in Italia nel comune di San Dorligo della Valle-Dolina, nel Breg, nei pressi del cimitero del paese di Sant’Antonio in Bosco - Boršt, a picco sulla val RosandraPer gran parte della sua storia il castello portava il nome di Mucho o Mocho, mentre il nome di Moccò è più moderno. Il castello si trovava sulla sommità di un colle posto tra il ciglione carsico e il monte San Michele, che si trova sopra l’abitato di Bagnoli della Rosandra-Boljunec. Il colle è facilmente raggiungibile solo da nord-ovest, dove appunto c’era l’accesso al fortilizio. Il castello aveva una forma allungata ed era munito di tre torri. Le prime due, le torri principali si trovavano nei pressi dell’accesso, mentre la terza torre, la torre campanaria, si trovava a oriente ed era rivolta verso la valle. Le torri originariamente erano molto alte, alla fine del XV secolo vennero abbassate sino all’altezza delle murature perimetrali. Oggi del castello rimangono i segni degli incavi nella roccia sommitale, che fungevano da fondazioni e un tratto di muratura di 9 m con un’apertura ad arco, aperta probabilmente durante il primo conflitto mondiale, quando i resti vennero usati probabilmente come postazione di mitragliatrice.

(176) La grotta Serpentina (In sloveno Kačna jama)

Si trova a Divača. Ha una profondita' di 280 m e una lunghezza di 14 km e per questo motivo e' terza in ordine di lunghezza, dopo le grotte di Postumia e quelle di Predjama.


(177) ''V'ncka je vzel hudič''

e' una leggenda che narra la storia di un defunto che e' stato preso dal diavolo. Durante il suo funerale soffio' un vento forte, che voleva spazzare via tutto. Quando alzarono la bara per seppellirlo, la bara era cosi' leggera che uno esclamo' ''signor parroco, in questa bara non c'e' nessuno, e' troppo leggera'' e il prete rispose '' porta la bara senza fiatare''.

(178) Il Museo vivo del Carso

E' un sentiero che si puo' percorrere a piedi o in bicicletta e ragruppa i fenomeni carsici piu' importanti. Molte sono le aree catalogate come beni naturali protetti e aree naturali protette. Per quasi mezzo secolo, dopo la seconda guerra mondiale, questa area era chiusa al pubblico e per questo motivo il paesaggio naturale e culturale e' rimasto molto ben conservato.

Lungo il percorso possiamo vedere i seguenti punti d'interesse:

 

  • il pozzo nuovo (178_1)
  • la casa del pastore (178_2)
  • la grotta di Ludvik (178_3)
  • il cliff Krnavice (178_4)
  • la grotta a Partu pri Ogradi (178_5)
  • la grotta Malanca (178_6)
  • lo stagno di Orlek (178_7)
  • i Karren (178_8)
  • la polveriera di Orlek - percorso trim (178_9)
  • le casette del pastori (178_10)
  • forma viva naturale (178_13)
  • il fungo di pietra (178_14)
  • l'Inselberg naturale (rilievo, una cresta o un piccolo monte isolato emergente nel mezzo di una piana o di un'area a rilievo moderato) (178_15)
  • la finestra naturale (178_16)
  • il rovere di Napoleone (178_17)
  • il stagno sulla Strada di Basovizza (178_18)


(179) Orle

Orle (in sloveno Orlek) è un paese della Slovenia, frazione del comune di Sesana.

 

 

 

 


 

 

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